Maxi Rodriguez capolavoro L’Argentina sogna

Paolo Marchi

Il Messico fa la partita, ma l’Argentina il gol che più conta, quello di Maxi Rodriguez nei supplementari dopo il vantaggio di Marquez e il pareggio regalato da Borgetti a inizio di incontro. Tutto in tre minuti, dal 6’ al 9’, anche se poi ne serviranno almeno altri 110 per capire chi oggi tornerà a casa, i messicani, e chi il 30 andrà a Berlino a sfidare la Germania nella sua capitale, gli argentini, davvero belli solo in una frazione di secondo ma di quelle che nel calcio fanno la differenza. Non mancheranno però le polemiche: Messi schierato solo verso la fine e la pochezza di Riquelme e Saviola danno fiato alle critiche di chi considerera il ct Pekerman solo un onesto operaio della panchina.
A Lipsia, in un impianto per tre quarti occupato dai tifosi messicani, è andata subito in onda la partita che ben pochi si aspettavano, il confronto tra un Messico grande, veloce e gagliardo, e un’Argentina piccola e impacciata quando i pronostici la accreditavano delle prospettive più rosee. Era così per quanto di bello fatto vedere nella prima fase (due squillanti affermazioni, poi pari rilassante con l’Olanda a giochi ormai archiviati) e per i precedenti tra le due nazionali, sudamericani due volte campioni e centroamericani mai oltre i quarti di finale. Non solo: 8 vittorie argentine, il doppio rispetto a quelle messicane, 11 i pareggi. Ma, mentre tanti pensavano al rischio Germania nei quarti, c’era chi, anche nel ritiro biancoazzurro, ricordava come il Messico attuale fosse un cliente tosto, difficile da domare, capace, nelle ultime tre partite, di imporsi una volta e di pareggiare le restanti due.
Si è visto subito quanto fosse diversa la realtà dai pronostici. La Volpe presentava una squadra ricca di difensori (sei), con difesa a tre e centrocampo a cinque molto serrati e veloci, una ragnatela che ha subito lasciato senza spazi gli argentini. Il ct Pekerman, rafforzato nelle sue scelte dai risultati, ha continuato a lasciare fuori Messi, recuperato a sorpresa Cambiasso e sostituito l’infortunato Gonzalez con Scaloni.
Pronti, via e il Messico è in vantaggio. Al minuto sei, punizione sulla destra di Pardo, Mendez allunga di testa per Marquez che in acrobazia fulmina Abbondanzieri. Assolutamente inatteso, proprio come il pari tre minuti dopo. Su angolo di Riquelme, Borgetti, una punta, pressato da Crespo, cerca di anticiparlo di testa sorprendendo Sanchez. Mai portare un attaccante in marcatura, può fare danni perché abituato a tirare verso la porta e non verso il centrocampo. C’è il sospetto di un fallo di Crespo, ma se mai c’è è solo veniale.
Grande occasione per Crespo al 23’, per Borgetti al 25’, infortunio per Pardo al 38’ (Messico senza regista) e anche per l’arbitro al 46’ nel senso che grazia (cartellino giallo e non rosso) Heinze. Si era distratto sul tocco del portiere, pallone a Fonseca, entrataccia. Per l’arbitro Busacca non era «da ultimo uomo» per via di Ayala una trentina di metri più in là. Vergogna.
E nella ripresa, Messico sempre attento, ma con meno idee per via dell’assenza di Pardo. Borgetti vicino al raddoppio, stavolta a favore del Messico, al 9’ (paratona) e poi diverse conclusioni da ambo le parti, ma nessuna vincente. Si distingue Pekerman per i cambi: alla mezz’ora fuori Crespo per Tevez, e non Saviola, e al 39’ ecco finalmente Messi. Tornerà utile per i supplementari, certo che quei sei minuti fanno strabuzzare gli occhi. Decisiva all’8’ p.t.s. l’apertura di Sorin dalla sinistra che Maxi Rodriguez controllerà col petto, calciando poi la palla al volo col sinistro. Il sinistro gonfierà la porta di Sanchez e spegnerà la luce al Messico.