Maxi-sequestro di documenti rubati

Centinaia fra patenti, carte di circolazione, permessi di soggiorno, carte d’identità e banconote falsificate erano nascosti in un’auto a Senago

Paola Fucilieri

Erano sicuri, quasi certi di trovare almeno un po’ di droga. Se ci si appresta ad arrestare uno spacciatore, del resto, non si pensa certo di rinvenire a casa sua centinaia di documenti falsi o rubati, provenienti praticamente da tutte le parti d’Italia. Che è invece esattamente quello che è capitato a loro, un gruppo d’investigatori che si occupa della cattura dei latitanti all’interno della sezione «narcotici» della squadra mobile. Dei poliziotti che erano stati inviati per una perquisizione in un’abitazione dell’hinterland dove sapevano che, grazie all’ospitalità offertagli da un amico, si rifugiava un marocchino con precedenti per spaccio, sfuggito a una cattura di qualche tempo fa. Lo straniero c’era, eccome. Insieme al fratello (pure lui latitante) e a un altro connazionale. In un’auto a loro disposizione, però, c’era pure quell’interessante «malloppone» di carta. Che, per il momento, ha fatto scattare per i tre nordafricani un’altra accusa oltre a quelle che già vengono loro contestate: quella di ricettazione. E negli investigatori molte domande, ancora senza risposta.
Il materiale in questione è stato scoperto nei giorni scorsi dopo una perquisizione in un appartamentino di Senago. Un grosso sacchetto di plastica chiuso dentro una Golf parcheggiata lungo una strada qualsiasi della località; una busta che conteneva certificati di proprietà per automobili, carte di circolazione, patenti - rubate a Catania, Lodi, Vicenza, Isernia, Napoli, Lodi e Agrigento - insieme a carte d’identità e permessi di soggiorno. Con i documenti anche banconote false da 100 euro. Il nordafricano ritrovato era sfuggito alla cattura un mese fa, il 4 gennaio, quando, seguendo una banda di spacciatori a Moncalieri (To), la polizia milanese aveva sequestrato un carico di 24 chili di droga.
Del nordafricano in questione gli investigatori sapevano più o meno tutto. E non c’è voluto molto per trovarlo in quell’abitazione in provincia, l’appartamentino di un amico, regolarmente intestato a una donna marocchina che risulta possedere un permesso di soggiorno autentico e valido. Insieme allo spacciatore c’era anche il fratello (anche lui latitante, ma per un reato decisamente minore rispetto a quello del fratello) e un altro marocchino con documenti spagnoli.
Durante la perquisizione in casa salta fuori un mazzo di chiavi tra le quali c’è anche quella di una Golf. I poliziotti cercano l’auto parcheggiata nelle vie limitrofe e, dopo un bel po’, trovano quella che si apre proprio con quelle chiavi. All’interno, però, anziché lo stupefacente che s’aspettano di rinvenire, quel sacchetto pieno di banconote e documenti, alcuni rubati, altri palesemente falsificati. Materiale portato via da tutta Italia, ma concentrato qui, nel Milanese. I nordafricani sono semplici corrieri, complici di ladri (per questo scatta l’accusa di ricettazione) o hanno alle loro spalle un’organizzazione, qualcuno che riesce a falsificare parte di quei documenti? Tutte domande alle quali la polizia sta cercando di dare una risposta. L’unica certezza, per ora, sembra essere solo una: «Il terrorismo non c’entra».