Maxi stangata sul bollo auto La sinistra colpisce anche i poveri

Con la finanziaria il governo ha rivisto i parametri per il calcolo della tassa di possesso. Maggiormente colpito chi non può acquistare vetture nuove poco inquinanti. I più tartassati: liguri e toscani

Milano - Lo slogan della sinistra era «Anche i ricchi piangano». La stangata del bollo auto, però, fa piangere i poveri. Con un ulteriore paradosso: la botta fiscale colpisce più duro in due regioni rosse: Liguria e Toscana.
Nel mirino del governo, che con la finanziaria ha rivisto i parametri per calcolare la tassa di possesso di auto e moto, sono finiti i veicoli più inquinanti. La mannaia colpisce le vecchie macchine Euro 0 o Euro 1 quelle, cioè, «nate» fino al 1996. Ferri vecchi, già puniti dalle restrizioni decise da Comuni e Regioni per abbattere le polveri sottili, e possedute da chi non può acquistare auto più moderne: le mitiche Euro 4 e Euro 5, le quattro (o due) ruote «pulite». La gabella regionale, che si paga per il solo fatto di essere proprietario del mezzo a prescindere dall’effettivo utilizzo che se ne fa, si calcola con un procedimento più complicato del sudoku. Le tariffe sono proporzionate alla potenza effettiva massima, espressa in Kw. Il salasso scatta se la potenza supera i 100 Kw. Poi però occorre considerare la classe ambientale, vale a dire se sia un Euro 0, 1, 2, 3, 4 o 5: in sostanza il tasso di inquinabilità. E non è finita qui. Le tariffe cambiano a seconda del luogo in cui si abita. I rincari inseriti in Finanziaria sono più pesanti in queste sei Regioni: Abruzzo, Calabria, Campania, Liguria, Toscana e Veneto. Un poco meno tartassate le Marche, a seguire il Molise, e poi con gli stessi parametri di aumento tutte le altre, province autonome di Trento e Bolzano incluse.
Sicché, un commerciante napoletano che si ostina ad andare in giro con la sua vecchia Mercedes o Bmw del 1989, pagherà 4,95 euro a kilowatt oltre i cento. Il proprietario della stessa auto che abita però in Friuli, ne paga 4,5 a Kw.
Un altro esempio: per una vettura con una potenza pari a 130 Kw, di classe ambientale Euro 3, il cui proprietario è di Bari, paga 391,50 (somma ottenuta applicando la tariffa unitaria a Kw pari a 2,70 per i primi cento Kw, cui va sommata la quota aggiuntiva calcolabile moltiplicando gli ulteriori 30 Kw per l’importo unitario di 4,05 euro). Alla stessa vettura che circola a Reggio Calabria, tuttavia, agli ulteriori 30 kilowatt va applicato l’importo di 4,46 euro.
Ma non è finita qui. Siccome le singole Regioni hanno la possibilità di variare fino al 10 per cento questo importo (mai al ribasso, guarda caso), liguri e toscani stanno peggio di tutti gli altri. Le rispettive giunte guidate dai diessini Claudio Burlando e Claudio Martini hanno ritoccato la tassa al massimo rialzo. E pazienza se le vetture più obsolete sono in genere possedute dalle fasce più povere della popolazione.
E la protesta monta. Su uno dei tanti forum on line si legge: «Chi meno ha, più paga tanto per cambiare. Se avevo i soldi per comperare una Euro 4 non tenevo un’auto ben 11 anni, e ancora dovrà durare. Ha un valore sì e no di 1500 euro... e ne devo pagare 215 di bollo e non posso circolare sempre! Perché io che non ho i soldi per l'auto nuova debbo pagare di più, mentre loro vanno in giro su auto da 100.000 euro, pagate anche da me?».
Le associazioni dei consumatori hanno invano alzato la voce evidenziando che in questo modo chi non ha i soldi per cambiare l’auto subisce la beffa di ritrovarsi a pagare bolli astronomici per vetture che hanno un valore di mercato pari allo zero. E a conferma che l’inventiva meridionale non è solo un cliché, Quattroruote segnala che a Napoli si è già trovata la strada per dribblare il caro bollo: le auto più anzianotte vengono iscritte al registro delle auto d’epoca e sono quindi soggette a un bollo simbolico di 28 euro e 40 centesimi.