Maximulta a Baldassarre per Alitalia

Se un professore di diritto alla Luiss e alla Pontificia Università lateranense, ex presidente della Corte Costituzionale, ex presidente del Giurì della pubblicità, ex presidente del Comitato di autocontrollo della Borsa, ex presidente della Sisal, ex presidente della Rai - parliamo di Antonio Baldassarre - si vede infliggere dalla Consob due sanzioni amministrative, una pecuniaria di 400mila euro e l’altra consistente nella perdita dei «requisiti di onorabilità» per quattro mesi, quella per lui più pesante dovrebbe essere quest’ultima. Perchè, al di là del denaro, il giudizio è infamante. La vicenda «disonorevole» riguarda la privatizzazione dell’Alitalia e la costituzione di una cordata, rivelatasi fantasma, che ruotava proprio intorno al buon nome del professore. «Ha rilasciato molteplici dichiarazioni» dice di lui la Consob, con l’obiettivo di ingenerare «il convincimento errato e comunque fuorviante» sull’esistenza di una cordata di imprenditori interessati all’acquisizione di una quota del capitale Alitalia posta in vendita dal Tesoro. I fatti risalgono al 2007 e la compagnia era ancora quotata in Borsa. Una condotta definita «illecita», nella quale viene ravvisata «quantomeno la colpa grave».
Secondo la Consob Baldassarre «ha diffuso informazioni false che hanno accreditato la sussistenza di una “cordata“ di imprenditori dotati delle risorse necessarie a rilevare la quota del capitale di Alitalia posta in vendita, laddove, invece, nessuno dei soggetti ha mai assunto in concreto l’impegno a mettere a disposizione» tali risorse. La «credibilità di tali informazioni è risultata amplificata in ragione delle prestigiose cariche ricoperte in passato da Baldassarre».
Fa persino sorridere rileggere oggi le interviste di Baldassarre. Dichiarava una liquidità già disponibile di 1.050 milioni (quel che spese poi Cai) messa a disposizione da un imprenditore africano residente in Belgio titolare di diritti di sfruttamento di giacimenti petroliferi, da un fondo israeliano, da imprenditori africani d’intesa con i propri governi e garantiti da miniere di diamanti. Spendeva i nomi di Myair e Viaggi del Ventaglio (entrambe nel frattempo fallite), della quotata Engineering, di un’imprenditrice romana della ristorazione, Federica Degl’Innocenti. Il piano industriale prevedeva 160 milioni di utile nel 2010, senza nessun licenziamento. La cordata, detto per inciso, non comprendeva alcun partner con esperienza nel trasporto aereo.