Maya Sansa: «Faccio l’operaia Poi sarò la moglie di Einstein»

da Locarno

L’avevamo lasciata come spiritata vivandiera del covo brigatista di Buongiorno, notte, film di Marco Bellocchio sul sequestro Moro, e la ritroviamo addetta alla pulizia del pesce nel drammatico Fuori dalle corde, di Fulvio Bernasconi, ieri presentato al festival. Stavolta Maya Sansa, la delicata interprete d’origine iraniana, si cala nei panni di Anna, generosa sorella d’un pugile triestino perdente. Angustiata dalle difficoltà economiche, la giovane è stretta tra la volontà di aiutare il fratello, orfano come lei fin da piccolo, e l’oppressione per i debiti accumulati per soccorrerlo. Il quale la trascinerà in un viaggio interiore doloroso per entrambi. Attrice discontinua da noi, ma pluripremiata all’esordio per La balia (ancora di Bellocchio), Maya Sansa lavora solo se è convinta del copione. E poi, ci sono le vite illustri da rendere sul grande schermo: quella di Jean-Paul Sartre per la tv svizzera e quella del geniale matematico Albert Einstein.
Cara Maya Sansa, ci parla del suo personaggio in Fuori dalle corde?
«Ho amato da subito Anna, personaggio femminile che mi somiglia nella caparbietà di voler cercare, ad ogni costo, il bene in ogni situazione, anche nella più negativa. E poi, le devo una gran cosa».
Che cosa?
«Ho finalmente imparato a pulire il pesce! Per esigenze di copione, dovevo risultare credibile, come operaia triestina d’una pescheria, così ho appreso sul campo le tecniche necessarie a lavorare tra squame e pinne».
Nel periodo in cui non la si è vista, ha lavorato all’estero?
«Di solito faccio la spola tra Parigi e Roma. In Italia non ci sono molti ruoli tagliati su misura per me, così sono tornata alle origini. Quando, da studentessa, mi mantenevo a Londra i corsi dello Shakespeare Audition con Rodney Archer, facendo di sera la mascherina nelle sale cinematografiche. In Francia ho appena girato Les femmes de l'ombre, di Jean Paul Salome, dove incarno un agente segreto per conto della Ose, l’unità di polizia voluta da Churchill. E dovrebbe uscire, anche in Italia, La troisième partie du monde girata da Eric Forestier».
I registi italiani non le propongono ruoli convincenti?
«Per fortuna, ritorno in Italia con Liliana Cavani, che mi ha voluta per impersonare Milena, la moglie del geniale Albert Einstein. C’è voluta la tenacia di Claudia Mori per reperire i soldi necessari a mettere in cantiere quest’importante produzione, che partirà dopo Ferragosto. Farò una parte accorata, forse un’altra donna nell’ombra, data la personalità debordante del grande matematico. La signora Einstein non era una donna qualsiasi, ma una fisica a sua volta, in grado di sviluppare i complessi calcoli matematici del marito».
Come si sta preparando al ruolo?
«Non sono di quelle che leggono a tappeto prima di cominciare. Preferisco sentire, dentro di me, le note caratteristiche più adatte al personaggio di Milena».
E come sarà la sua signora Einstein?
«Vibrante, passionale. Ma capace di sacrificare il suo tempo e la propria esistenza al marito, del quale asseconda il passo diverso e frenetico».