Maya Sansa nel mondo delle spie per l’esordio di Giacomo Martelli

Il figlio di Claudio spiega il suo «In ascolto»: «Racconto i pericoli della tecnologia»

Pedro Armocida

da Roma

Chissà se in questo fortunato trimestre per il cinema italiano anche l’opera prima di Giacomo Martelli, In ascolto dal 28 aprile nelle sale, possa avere un giusto riconoscimento del pubblico. Se non altro perché il tentativo del figlio di Claudio Martelli è di quelli veramente inusuali dalle nostre parti. Per l’assunto della trama, una spy story all’americana ambientata tra il Regno Unito e il Monte Bianco, per la scelta degli attori e dei tecnici, quasi tutti stranieri e di culto (come il grande Michael Parks e il figlio James visti nei due capitoli tarantiniani di Kill Bill, oltre alla nostra ottima Maya Sansa), per l’impianto produttivo, lo stesso Martelli con l’amico Paolo Rossetti e una partecipazione inglese.
Niente soldi dallo Stato e un grande lavorio per trasformare con successo la mensa di un ufficio romano sulla Tiburtina nell’interno di un tempio della tecnologia come la stazione d’ascolto di Menwith Hill di cui vediamo le minacciose ma affascinanti cupole bianche sparse nella brughiera inglese. Sì perché la storia a cui ha lavorato per quattro anni il trentenne Martelli, cresciuto a Roma ma in scuole britanniche e appassionato di cinema americano degli anni ’70, racconta proprio di quel mostro di intercettazioni globali battezzato Echelon e più volte finito sotto accusa sui giornali per la violazione della privacy. Un sistema creato dalla statunitense Nsa (National security agency) che dall’Inghilterra riesce ad ascoltare le conversazioni in tutto il mondo anche quando un telefono casalingo è attaccato o un cellulare è spento.
Martelli, autore anche della sceneggiatura, si diverte, si fa per dire, a immaginare le conseguenze dell’entrata in questo business delle aziende private (qui ce n’è una dal nome di fantasia Wendell-Cranshaw). A farne le conseguenze è l’ignara Francesca Savelli (Maya Sansa) che a Roma entra fortuitamente in possesso di materiale riservato e viene rapita e interrogata dagli emissari della società. Per liberarla scenderà in campo dall’Inghilterra Wagley (Michael Parks), anziano e idealista ufficiale dell’Nsa, che tenterà di smascherare la cattiva condotta della Wendell-Cranshaw. «Ciò che mi ha colpito - spiega Giacomo Martelli con artistico codino - è una questione di statistiche. Ci sono milioni di persone che comunicano e che sono controllate da quest’intelligenza artificiale che è pur sempre una macchina soggetta ad errori. Voglio però sottolineare che il film non è contro Echelon in quanto tale, perché sarebbe come essere contro l’esistenza dell’esercito e della polizia, ma la nostra paura nasce dal fatto che una struttura dello Stato americano possa essere controllata da una società privata»
Anche Maya Sansa che recita per la prima volta anche in inglese non nasconde i suoi timori: «Conoscevo Echelon in maniera vaga, non ero consapevole del suo livello di potenza. Ho deciso così di prendere parte a questo progetto perché mi è sembrato molto attuale e importante. Oltretutto avevo voglia di fare un film diverso, all’americana e di genere, che raccontasse però una storia a noi vicina».