Mazzarri e Marotta da dieci e lode

(...) Luca Calzolaio: senza voto. Una panchina con l’Aalborg. Poi gli hanno fatto le scarpe.
Matteo Lanzoni: senza voto. Come sopra.
Massimo Volta: senza voto. Ha il destino scritto nel cognome. Lo portano in panchina in Intertoto. Una Volta.
Gennaro Delvecchio: 6,5. Ha il sangue nelle vene. Quando gli si liquefa, fa il miracolo. Purtroppo, a Gennaro accade più raramente che a san Gennaro.
Daniele Franceschini: 8. Straordinario. Decisivo. Importantissimo. Non sembra nemmeno lontano parente di quello che giocava con Novellino. Buongiorno, buongiorno, io sono Francesc(hini).
Nikola Gulan: senza voto. Una panchina in campionato.
Christian Maggio: 8,5. Il Maggio fiorentino suonava stonato. Questo è una melodia. Era de Maggio, ovvio.
Angelo Palombo: 8,5. Il Palombo novelliniano era un pesce spesso insapore, uno di quelli con la carne più ruvida dei piedi, senza una sua consistenza specifica, buono tutt’al più per le ricette di parte della stampa sportiva genovese. Alcuni sono notoriamente di bocca buona, altri frequentavano solo il ristorante di Walter: che è come andare al fast-food convinti di entrare in un tre stelle Michelin. Il Palombo mazzarriano ha un sapore forte, è un giocatore insostituibile. ’Mi garba.
Mirko Pieri: 8. Anche per lui il voto è più alto per il modo in cui è cresciuto in questi mesi. In era Novellino era un giocatore inguardabile, ora è indispensabile. Era Pierino, ora è Pieri.
Andrea Poli: senza voto. Esordisce in serie A e si parla benissimo di lui. Se il Poli non si scioglie e se non va alla deriva, il futuro è suo.
Paolo Sammarco: 8. Ha passo, tecnica, visione di gioco. E spesso fa impazzire i Sammarcatori. Tenerlo sarebbe un ottimo acquisto.
Sergio Volpi: 4. Prima o poi, i Volpi finiscono in pellicceria.
Cristian Zenoni: 3. Zenoni.
Reto Ziegler: 4,5. Fra quelli che hanno fallito stagione è l’unico a cui ridarei una chance.
Vladimir Koman: 4. Parte titolare in Intertoto. Poi non si vede più e un motivo c’è. Dove è finito Koman il barbaro dello scorso anno che, a tratti, sembrava invincibile?
Claudio Bellucci: 8,5. Bello, bello, bellissimo.
Emiliano Bonazzoli: 3. Lo chiamavano Bombazzoli. Scoppiato.
Andrea Caracciolo: 2,5. Non ho mai visto un giocatore così alto elevarsi così poco da terra.
Antonio Cassano: 9,5. Se non fosse per quei cinque minuti con il Torino, il voto sarebbe dieci. Trascina i compagni, trascina il pubblico (e non solo la Sud come fanno spesso alcuni dei suoi, dimenticando gli altri tre quarti dello stadio, che pure pagano il biglietto), trascina il pallone. Sì, proprio nel senso letterale della parola. A tratti, sembra che ce l’abbia attaccato al piede con l’Attak. E con quel pallone ci fa quello che vuole. Come lui nessuno mai a Genova. Non Mancini, non Chiorri, non Suarez. Gli intenditori calcistici locali, gli stessi che spiegavano come Flachi fosse una specie di via di mezzo fra Maradona e Baggio, quando Antonio è arrivato a Genova parlavano di «scommessa». O non è chiaro il significato di scommessa o non è chiaro quello di calcio.
Gabriel Ferrari: senza voto. Tre panchine in campionato, una in Coppa Italia. Ma resta ai box.
Salvatore Foti: 3. Tre panchine in campionato, due in Coppa e un minuto giocato. Ma è sufficiente per stroncare chi era stato definito «il più grande talento in prospettiva del calcio italiano». Prospettiva sfuocata.
Ikechukwu Kalu: 6. Vorrei che fosse venduto solo per non dover mai essere più costretto alla sofferenza di riscrivere il suo nome. Però, non è malissimo. Avesse avuto un po’ più di fortuna, avrebbe anche segnato. La più classica delle botte di Kalu.
Vincenzo Montella: 8. Riuscire a tenerselo, sarebbe un colpaccio. Anche perchè risorge sempre dalle sue ceneri, gioca poco e segna tanto. Altro che Alitalia. L’aeroplanino è vivo e lotta insieme a noi.
Walter Mazzarri: 10 e lode. Risuscita Franceschini e Pieri che nemmeno Gesù con Lazzaro; lancia alla grande Maggio, che con Novellino era fermo ad aprile; crea un nuovo Palombo e dà la svolta alla stagione lasciando fuori Volpi, uno che gli intenditori di calcio genovesi definivano «imprescindibile», spiegando che era impossibile giocare a calcio senza il capitano e le sue illuminazioni. Soprattutto, poi, è il primo tecnico dai tempi di Fascetti e del primo Capello (quello di Roma, non quello di Madrid) a far rendere al meglio Cassano. Poi, si va allo stadio e ci si diverte. Serve altro?
Beppe Marotta: 10 e lode. Fa cassa vendendo antiche comproprietà; firma autentici colpi di mercato con Montella e Maggio; è l’unico a credere in Cassano e il merito di Antonio a Genova è solo e soltanto suo. Poi, si va in società e i bilanci sono in attivo. Serve altro?
Duccio Garrone: 10. Bilanci a posto, figura carismatica. La lode solo quando rinuncerà a certe esternazioni troppo passionali dall’utilità inversamente proporzionale al calore che ci mette.
Alberto Marangon: 9. Chi era costui? Il capo della comunicazione del Doria. Lui e Matteo Gamba meritano un voto altissimo per aver la capacità di lavorare in un ambiente dove in tanti capiscono poco di calcio. Oppure non ci prendono proprio: abbiamo iniziato la stagione leggendo che Mazzarri non sarebbe mai arrivato e l’abbiamo finita leggendo che Mazzarri non sarebbe mai rimasto. Fra inizio e fine stagione, tanti rimpianti per Novellino. Fra i giornalisti e gli uomini di televisione, il club delle vedove inconsolabili del tecnico che tanto bene ha fatto a Torino è foltissimo. Buongustai.