Ma Mazzarri ha già fatto il miracolo

In città cresce di giorno in giorno la febbre rossoblucerchiata E anche sulle nostre pagine torna il «Derby dei lettori»

(...) di semplici appassionati del gioco del calcio mi hanno fatto l’onore e il regalo di condividerla con me: sulle pagine del Giornale; per strada, in giro per Genova; negli studi di Primocanale dove amici come Maurizio Michieli, Giovanni Porcella, Luca Russo o Vittorio Sirianni ci hanno dato la possibilità di dire che a Genova un’altra informazione è possibile, persino nel calcio.
Ecco quindi, sulla base del calcio d’agosto, ma anche delle prime due partite ufficiali in Europa contro il Cherno More nel terzo turno di Intertoto che ha spalancato le porte per il secondo preliminare di Uefa contro l’Hajduk Spalato, una prima analisi della squadra doriana. Con una promessa ovvia e naturale. Appena sarà possibile, magari dopo i primi turni di Coppa Italia, riserveremo lo stesso trattamento, ricco di affetto e di onestà, anche al Genoa.
Perchè, mai come quest’anno, a Genova, si respira aria di derby. Si respira per strada, sugli autobus, sui media, sui treni. E, ovviamente, anche noi del Giornale dedicheremo allo sport tutto lo spazio che si merita. Col nostro stile. Magari ruvido, magari alla carta vetrata, magari a volte non condivisibile. Ma comunque diverso dagli altri. E, soprattutto, aperto al contributo di tutti e alle idee anche più lontane dalle nostre: personalmente, ad esempio, non condivido quasi nulla della visione del calcio del nostro amico Piero Sessarego, ma questo non ci impedisce di averlo fra i nostri opinionisti di punta. Così come abbiamo sempre ospitato gli aedi del verbo novelliniano o i supporters incondizionati del nuovo stadio, pur pensandola diversamente. Ricordo ancora pagelle che descrivevano Rossini o Diana come fenomeni o elogi sperticati alla convocazione di Terlizzi in Nazionale o polemiche con Donadoni perchè giocava Gattuso e non Palombo. Confesso che, in certe occasioni, mi si sono un po’ rizzati i capelli sulla testa. Ma si chiama libertà. Merce rara sui giornali. Persino nelle pagine sportive.
E, soprattutto, con il derby in campo torna il «Derby dei tifosi», la rubrica che avete costruito voi, un po’ alla volta, e che è uno dei nostri fiori all’occhiello. Perchè lascia ai tifosi la totale libertà di opinione, di pensiero e di sfottò. Sempre nei limiti della civiltà, ovviamente. E sempre nei limiti del calcio, che è pur sempre un gioco.
Riconfesso che io, romanista atipico, atalantino d’antan e simpatizzante bipartisan del calcio genovese, mi trovavo a soffrire di questa situazione. E, probabilmente, non ero il solo se è vero che Edoardo Garrone - con l’onestà concettuale che gli è propria - ha ammesso in un’intervista per nulla scontata all’ottima Raffaella Griggi de Il Lavoro-La Repubblica che negli anni scorsi ha spesso disertato lo stadio perchè si divertiva poco. Spiegando che ora, invece, ha una grandissima voglia di tornare al Ferraris.
E, probabilmente, non ero il solo se è vero che una giovane vecchia volpe del calcio come Beppe Marotta ha impostato la bellissima campagna abbonamenti all’insegna dello slogan «Riprendiamoci il gioco». Che ognuno poteva interpretare come voleva, ma che io e molti come me - che magari siamo un po’ maliziosi - abbiamo interpretato come la ripresa di qualcosa che il Doria aveva drammaticamente smarrito. Soprattutto negli ultimi due anni. Nonostante ci venisse raccontato regolarmente, ogni settimana, che «i ragazzi hanno fatto un’ottima partita». Certo, ognuno può vederla come vuole e il bello del gioco del calcio è che la sua valutazione è assolutamente soggettiva. Ma, insomma, le «ottime partite» blucerchiate dal gennaio 2006 in poi sembravano un po’ troppo soggettive. Finalmente, anche a Genova, l’aggettivo «frizzante» è tornato festosamente ad avere il significato che ha nel resto d’Italia.
Il simbolo, l’emblema, l’anima di questa ripresa del gioco - peraltro ancora latente nelle prime due sfide di Intertoto, ma è naturale a questo punto della preparazione, forse sarebbe preoccupante il contrario - è Walter Mazzarri. Perchè il tecnico toscano ha portato in casa blucerchiata una nuova mentalità. E non mi riferisco al passaggio dalla difesa a quattro a quella a tre e simili amenità tattiche. Così come non mi riferisco - non solo, almeno - al recupero di giocatori come Gigi Sala messo ai margini del gruppo, ma che è pur sempre un signore che giocava in Champions. O, anche alla scommessa - bellissima anche affettivamente - su Montella e Bellucci. Che è come dire il passato che sfiora il futuro.
La capacità di Mazzarri è stata anche quella di puntare sul sorriso, sulla simpatia, sulla toscanità, sul rifiuto di clan e gruppetti. Persino nel rapporto con i media, rigenerato. Alla faccia del fuoco di sbarramento, in un certo senso vergognoso, che c’è stato a Genova prima della sua venuta. Quasi una metafora della mentalità maniman che è la vera malattia di questa splendida città. Quasi una fotografia del «non faccio perchè non si sa mai che...». E invece Mazzarri è un grande comunicatore, alla faccia di chi aveva spiegato che senza Novellino praticamente la Sampdoria avrebbe potuto ritirarsi dal campionato perchè destinata a una retrocessione certa o da quegli altri che avevano spiegato che mai l’ex tecnico della Reggina sarebbe venuto alla Samp perchè si era pubblicamente offerto e lo «stile blucerchiato» non contemplava la possibilità di ingaggiare chi si era reso colpevole di questo comportamento. Come se esprimere simpatia per dei colori fosse un disvalore anzichè un valore.
Miserie tutte genovesi. Fortunatamente le pagine di giornale restano e le registrazioni televisive pure, così ognuno può farsi un’idea e giudicare certa stampa di casa nostra. Sono gli stessi che preconizzano un giorno sì e l’altro pure l’addio di Preziosi al Genoa e che scommettevano che Gasperini non avrebbe mangiato il panettone perchè giocava con la difesa a tre.
Il miracolo di Mazzarri è proprio questo: aver riportato il sorriso anche nell’altra parte della città. Aver donato di nuovo un sogno ai tifosi doriani. Aver sposato la scelta (giustissima) di raccogliere la fortuna capitata alla Samp come a Gastone nei fumetti di Topolino: una qualificazione all’Intertoto direttamente al terzo punto che non era stata conquistata sul campo, ma che è stata possibile grazie al fatto che lo stadio di Bergamo non era a norma per permettere la partecipazione dell’Atalanta. Una scelta che, fra due mesi, potrebbe regalare la Uefa vera, come la Fiorentina che ha fatto qualche decina di punti in più dei blucerchiati. Ma la fortuna occorre sapersela meritare. E va dato atto a Beppe Marotta e ai suoi collaboratori, da Marino a Marangon, tutti tornati al sorriso anche loro, di aver fatto una serie di ottime scelte che legittimano quella fortuna.
Mi raccontavano un paio di cari amici reduci dal ritiro di Moena, fra cui il nostro lettore Marcello Ponzano, che stavolta in ritiro si respirava un’altra aria. E che se ne sono accorte persino le cameriere dell’albergo della Samp, non ferratissime di calcio, ma perfette nell’analisi dell’umanità: «Non vi abbiamo mai visto allegri e simpatici come quest’anno. Ma cos’è successo?». É successo Mazzarri. Bella storia.