Mazzei e gli assistenti «Né pressioni, né favori»

da Roma
Se il Milan si difende, a far da puntello alle dichiarazioni dei legali rossoneri davanti alla Caf sono le arringhe dei guardalinee di Milan-Chievo del 20 aprile 2005, nonché dell’ex preparatore tecnico degli assistenti di gara, Gennaro Mazzei. L’accusa sostiene che alla vigilia dell’incontro Leonardo Meani, nel corso di un’accesa telefonata con Mazzei, avrebbe sollecitato e ottenuto la designazione di guardalinee graditi alla squadra rossonera, e che Fabrizio Babini e Claudio Puglisi – i due assistenti di gara coinvolti nelle intercettazioni della procura di Napoli – avrebbero omesso di denunciare il presunto illecito sportivo.
«Niente di tutto ciò», ripetono uno dopo l’altro gli avvocati dei diretti interessati. «Mazzei poteva proporre assistenti di gara, ma non designarli», dice alla corte il suo legale Giuseppe Fonisto. Di più: «Mazzei aveva indicato il nome di Puglisi per Parma-Sampdoria, e Babini non poteva essere scelto perché nel turno precedente aveva già fatto l’assistente in una gara con il Chievo». La ricostruzione segue di pari passo le trascrizioni delle telefonate: «La conversazione con Meani – spiega Fonisto – è di doglianza per la partita Siena-Milan, e il loro rapporto è dovuto alla comune appartenenza all’Aia. Non solo: quando il designatore Bergamo, nel pieno dei suoi poteri, aveva indicato il nome di Puglisi per Milan-Chievo, dalle intercettazioni si capisce chiaramente che è una questione di cui si parlava da tempo».
Nessuna pressione dunque, nessuna manipolazione, nessun suggerimento indebito sulla composizione della terna. «Gli interlocutori delle telefonate - ripetono fino alla noia i legali - non sanno di essere intercettati». Ergo, le conversazioni sono genuine. «A Puglisi nessuno ha fatto un regalo con la designazione per Milan-Chievo – incalza l’avvocato Di Valentino, difensore dell’assistente di gara -, e neanche al Milan. Gli viene imputato di non aver riferito un presunto illecito sportivo. Ebbene, Puglisi e Meani sono amici, si conoscono da anni, e Meani non ha fatto che raccontargli, ridendo, il contenuto di una conversazione con Babini. E avrebbe dovuto ritenere di essere venuto a conoscenza di un illecito da portare a conoscenza della Federazione?». Altrettanto netta la richiesta di proscioglimento da parte del legale di Babini, avvocato Chiarini. Ancora una volta la Caf viene invitata ad ascoltare le registrazioni delle telefonate, per carpirne il tono amicale dovuto ad anni di conoscenza pregressa. «Babini – insiste l’avvocato – non è indagato dalla procura di Napoli, e contro di lui vengono utilizzate intercettazioni telefoniche. Così il diritto di difesa è stato ulteriormente violato».