Mazzola, Rivera, Riva: «Non toccateci Facchetti»

Toccare Giacinto Facchetti è come aggrapparsi ai fili dell’alta tensione: nessuno tocchi il monumento nerazzurro e, malgrado le accuse di illecito piovute sull’Inter per le sue telefonate al designatore Bergamo, le voci di sdegno che si alzano in sua difesa sono unanimi. A cominciare dall’ex compagno di tante vittorie, Sandro Mazzola: «L’esposto della Juve serve solo a nascondere che non vincono un tubo da anni. Ho conosciuto bene Giacinto, da giocatore e dirigente e non mi ha mai parlato di telefonate per condizionare alcunchè. Le sue telefonate sono state di forma, come quelle che facevano tutti e che magari si fanno ancora». Poi il Baffo entra a gamba tesa su Renzo Ulivieri, presidente degli allenatori: «Non comprendo il suo invito a un gesto di nobiltà da parte dell’Inter. Con tutto quello che ci hanno portato via...». Questa volta la staffetta con Gianni Rivera funziona: «Facchetti era una grande persona e un grande giocatore e non mi permetto di giudicare chi non c’è più, perchè non può difendersi». E poi ironicamente: «Scudetto 2006? Non mi interessano i campionati che vincono gli altri, anche perchè era già un pezzo che non giocavo».
Irrompe anche “Rombo di tuono“ Gigi Riva: «Giù le mani da Facchetti, non si tocca un angelo. Insieme abbiamo fatto più di 100 partite in azzurro, con una costante: Giacinto era una persona straordinaria, pulita, onesta, un uomo vero, per tutti noi un esempio, un punto di riferimento, era il nostro angelo». «Da Palazzi mi sembra ci sia una vendetta postuma», tuona il ministro della Difesa Ignazio La Russa tifoso nerazzurro. «É un atteggiamento di sottile anti-interismo di tutto il calcio italiano, persino peggiore dell’antiberlusconismo, perchè più sottile e invisibile e a Moratti dò la massima solidarietà anche se ha votato Pisapia». Poi su Facchetti: «L’ho conosciuto e so che avrebbe preferito non ottenere lo scudetto piuttosto che vedere il calcio disonorato. L’attacco nei suoi confronti è veramente vergognoso. Mi ricordo che mi disse “lottiamo contro qualcosa che non si capisce“, lui era di un’onestà e una trasparenza incredibili».
Ma c’è anche il terzo incomodo che si chiama Roma che trova un aficionados in Luciano Spalletti, di passaggio nella capitale: «Scudetto 2006 alla Roma? I giallorossi hanno fatto un buon lavoro con me in quel periodo e anche prima e avrebbero meritato di più e miglior sorte». Il giallorosso Bruno Conti ha detto che la Roma avrebbe meritato quel titolo, ma la replica del presidente laziale Claudio Lotito è raggelante: «Se andiamo dietro alle dichiarazioni di tutti, va a finire che lo scudetto appartiene a tutti. Quando vedrò le carte potrò fare le opportune valutazioni».
Non manca l’intervento del neo presidente dell’Associazione calciatori, Damiano Tommasi: «Lo scudetto 2006 sarà uno dei temi del Consiglio federale. Di certo è stato un anno particolare in tutti i sensi e anche il mio ultimo in Italia. Riassegnare il titolo alla Juve? Credo sarebbe impossibile. Alla Roma? Se andiamo avanti così...». Dice la sua anche l’ex designatore Paolo Bergamo: «L’Inter chiamava di più perchè non vinceva mai. Non facevano risultati e continuavano anche dopo le telefonate a non farli».