Mazzolino e la Dc anni ’70: «Io, Lastrego e gli altri con il sindaco Cerofolini»

L'emozione che diventa malinconia per i tanti momenti vissuti assieme. E l'intensità dei ricordi che riaffiorano nella mente di Tullio Mazzolino, l'ex assessore ai Trasporti di Palazzo Tursi, cresce sensibilmente quando racconta l'amico democristiano Remo Lastrego. Lui, Mazzolino esponente di spicco dello scudocrociato ligure fino agli anni 90' e in consiglio comunale per diciannove anni, ricorda benissimo di quando Lastrego portava con se la foga del sindacalista abituato com'era alle assemblee in cui arringava i lavoratori. «I suoi interventi anche se un po’ populisti erano sempre precisi e ben preparati - esordisce subito l'ex assessore -. Posso dire che con Remo iniziai sin da subito una valida e leale collaborazione, pur appartenendo a due correnti diverse. Lastrego faceva parte di "Liguria 80" con la Rossella Sborgi, Aldo Carmine, Sergio Turci e Luigi Mor una componente questa che si era staccata dal centro Luigi Sturzo». Carisma e passionalità quelle di Lastrego che «esplosero» in diverse situazioni durante il suo percorso politico: «Ricordo un episodio in un certo senso simpatico - continua Mazzolino -. La giunta comunale nel 1980 iniziò i lavori della metropolitana genovese. Il primo tratto riguardava il percorso Rivarolo-San Teodoro. Remo, insieme a Luciano Trucco abitavano nel quartiere ed erano i principali esponenti della Dc nella Val Polcevera. Il partito decise per un incontro sul tema metropolitana dove i relatori fummo io e Lastrego. La relazione di Lastrego fu ampia e in un certo senso esaltò il progetto sorvolando gli aspetti negativi, mettendo invece in evidenza che la scelta era stata opportuna e giusta. Trucco alla fine dell'intervento mi prese da parte e mi disse con il suo solito umorismo che Remo aveva fatto una relazione come se fosse lui l'assessore proponente e non il capo dell'opposizione. Insomma preso dalla foga del discorso si era lasciato andare e l'anima sindacalista di Remo aveva ancora una volta prevalso. Intervenni cercando di correggere il tiro - aggiunge - riportando la discussione sui giusti binari evidenziando anche la nostra di posizione che era poi quella di opposizione. Ricordo anche la sua fermezza in consiglio comunale e il suo efficace intervento sull'acquisto da parte dell'amministrazione della società Lazzi che gestiva il trasporto pubblico extraurbano con un notevole deficit di bilancio. Secondo Lastrego il prezzo non era proporzionato al valore dell'azienda». Il rammarico sale quando Mazzolino racconta sulle pagine de il Giornale del sindacalista genovese e della sua carriera politica spezzata da una dura malattia: «dopo dieci anni di consiglio comunale nei banchi dell'opposizione democristiana nella giunta di sinistra, l'ex esponente della Cgil della Amt venne eletto nel 85' assessore nella giunta di centro-sinistra guidata dal sindaco Cesare Campart del Pri. Purtroppo non partecipò ai lavori perché si ammalò gravemente e soltanto dopo cinque mesi morì. Durante la sua malattia in attesa della nomina del suo successore le deleghe furono assegnate provvisoriamente ad Aldo Carmine, a cui toccò l'economato e al sottoscritto vennero affidate le sette aziende comunali. La sorte volle che dopo dieci anni di impegni a Tursi, come uno dei principali esponenti dell'opposizione Lastrego non poté esercitare le funzioni di amministratore». Spulciando ancora nella memoria storica e rievocando ragguagli personali e professionali Mazzolino precisa ancora: «Sì, proveniva dal sindacato. Suo zio Pallenzona fu segretario della Cisl negli anni sessanta. Remo apparteneva al gruppo di Scalia che in contrapposizione a Storti era contrario all'unità dei sindacati. Dopo una dura contrapposizione tra le due anime sindacaliste, quella di Scalia favorevole alla Dc e quella di Storti che voleva invece un accordo con la sinistra attraverso un'unità di facciata, nel consiglio nazionale di Spoleto del 72' prevalse per un solo voto la linea di Storti. Storti venne così lentamente emarginato dal sindacato fino alle sue dimissioni e i suoi collaboratori epurati, tra i quali anche Remo. Lasciata l'attività sindacale nel 76' si presentò candidato per la Dc al consiglio comunale dove venne eletto con un buon risultato - continua Mazzolino -. Su ventiquattro consiglieri eletti nella lista della Dc ben sedici erano presenti per la prima volta a Palazzo Tursi e tra i nuovi eletti c'ero anch'io con più di 2.400 preferenze». Nell'ampio racconto dell'ex assessore emergono inoltre accadimenti dettagliati che rievocano episodi di vita vissuta: «Capogruppo della Dc era Giancarlo Piombino sindaco del centrosinistra prima del ribaltone del socialista Fulvio Cerofolini. Dopo circa un anno di consiglio comunale Piombino venne eletto segretario provinciale del partito per la componente tavianea, capo di una segreteria che comprendeva tutte le principali correnti in uno spirito unitario. Si pose il problema della sua sostituzione come capogruppo. Il partito dette come indicazione Mario Epifani moroteo - sinistra Dc -, la scelta era di competenza del gruppo consigliare e quindi autonoma e sganciata dalle direttive del partito. Remo, in rappresentanza dei moderati fu proposto come candidato in alternativa a Epifani. Alla fine venne eletto dopo una vivace discussione. Ebbe anche il mio voto e quello del mio amico Giuseppe Saccone. Scelsi e sostenni Lastrego, privilegiando la linea politica nella quale mi riconoscevo rispetto alle direttive del partito». Un'immagine quella dell'amico Lastrego che Mazzolino completa ricordando il periodo buio delle Brigate Rosse: «molti politici erano nel mirino dei terroristi di estrema sinistra, in particolare i democristiani e alcuni esponenti del partito comunista. Remo come altri aveva la scorta. Per fronteggiare il pericolo Brigate Rosse il governo nominò nelle principali città un Prefetto che proveniva dall'Arma dei Carabinieri. A Genova città particolarmente colpita venne designato il generale Palombi collaboratore diretto di Dalla Chiesa. Fu allora che Lastrego propose un incontro con Palombi, incontro al quale partecipai anch'io. Lo scopo era dimostrare solidarietà alla persona e di scambiare valutazioni sulla situazione politica genovese. Un'iniziativa intelligente e valida politicamente. Come del resto dimostrava di essere in ogni occasione l'amico Remo Lastrego».