Mazzotta aggiunge un’Anima a Bipiemme

da Milano

In attesa di accompagnare all’altare Bper, il presidente Roberto Mazzotta stacca un assegno da 145 milioni per espandere l’influenza di Bipiemme sui fondi di Anima, la società del risparmio gestito nata nell’orbita del Banco Desio e quotata in Piazza Affari dall’autunno 2005. La compravendita, approvata ieri dai rispettivi cda, prevede che la cooperativa di Piazza Meda rilevi il 29,9% di Anima, divenendone il primo azionista singolo davanti allo stesso istituto creditizio brianzolo che si diluirà al 21,19% rinunciando al controllo della Sgr (50,9%) e a Koinè (18,91%), la scatola societaria che raccoglie la linea manageriale guidata da Alberto Foà.
Bipiemme, che si ferma a un passo dalla soglia dell’Opa obbligatoria e non prevede di siglare alcun patto di sindacato (il flottante sarà pari al 30%), si arrampicherà nel capitale di Anima con una mossa doppia: il 22,1% sarà infatti ceduto alla Milano direttamente dal Banco Desio (107 milioni il controvalore) mentre il restante 7,8% da Koinè (38 milioni). Il tutto a un prezzo di 4,63 euro per azione (3,89 euro la chiusura di Anima in Borsa) con cui Mazzotta riconosce in pratica un premio di maggioranza al Banco Desio (135 milioni la plusvalenza lorda complessiva) che a sua volta «girerà» preventivamente il 7,62% di Anima a Koinè per 31 milioni (3,83 euro per azione).
Molte le sfaccettature dell’operazione. Dal punto di vista strategico Anima, fresca dell’acquisto del ramo d’azienda italiano di Dws Investments, completa infatti il proprio percorso di «indipendenza» mentre il Banco Desio si incammina sul sentiero indicato al mondo del risparmio gestito dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi. Cui si aggiunge il vantaggio «industriale» di trovare un partner come Bipiemme (800 sportelli circa) che a sua volta con la conquista di Anima rinsalda il presidio nei fondi di investimento attualmente affidato a Bipiemme Gestioni (20 miliardi il patrimonio complessivo). Masse che, a meno di un successivo ripensamento sul destino della società captive, affiancate ad Anima (7 miliardi il patrimonio, 12 miliardi con Dws) promettono di costituire uno dei pilastri della superpolare cui Mazzotta vorrebbe dare vita unendo Bpm alla Bper di Guido Leoni (in questo caso la Sgr è Optima).
Ecco perché il cda di Bpm era l’occasione per un aggiornamento almeno informale sulle trattative e sull’impegno profuso sul territorio da Mazzotta per contrastare la fronda dei potenti sindacati interni a Piazza Meda. La strada rimane in salita, ma i contatti sono intensi poiché l’obiettivo è chiudere l’«accordo» entro aprile, così da proporre la fusione a giugno sulla base dei bilanci dello scorso anno. Contratto matrimoniale che dovrà includere sia la governance paritetica sia il rapporto di concambio, per cui sarà un altro passaggio chiave il board di Bper sul bilancio in agenda lunedì.