Mazzotta: Bpm non sarà preda

da Milano

La Banca popolare di Milano non sarà una preda ma un partner disponibile a operazioni industriali con banche popolari italiane e con il partner storico Crédit Mutuel senza realizzare grandi alleanze o acquisizioni di istituti minori e avvierà un confronto interno per raccogliere quel necessario consenso a un’autoriforma della governance che dia più spazio agli investitori istituzionali e ai soci non dipendenti.
Il presidente Roberto Mazzotta, dopo aver incassato ieri il voto favorevole dei circa mille soci riuniti in assemblea al bilancio 2007 chiuso con un utile di 323 milioni, è fiducioso sul nuovo clima all’interno della rappresentanza dei soci dopo gli scontri anche aspri dei mesi scorsi ed è convinto che il dialogo possa portare a una soluzione sulla governance. Proprio quest’ultimo tema ha provocato scintille fra Carla Vidra, rappresentante dell’associazione Bpm 360 gradi promossa dal fondo Amber (che si era visto rifiutare l’iscrizione al libro soci e che per Mazzotta entrerà presto nella compagine sociale) e il presidente dell’associazione Amici della Bipiemme Gianfranco Modica (Fisca) che riunisce i dipendenti-soci. L’una ha lamentato la chiusura sulla governance e i mille ostacoli posti all’associazione spiegando che l’immagine esterna della banca è quella di un cda «ostaggio di influenze indebite con un socio occulto che impedisce lo sviluppo».
Dall’altra parte Modica ha rivendicato la forte democrazia interna e il ruolo positivo esercitato dai dipendenti-soci ammonendo che l’autoriforma sarà portata avanti senza condizionamenti esterni. Eppure, come hanno sottolineato il presidente Mazzotta e altre componenti della rappresentanza, da parte della Bpm 360 e quindi dei fondi di investimento è arrivato un segnale importante: quello di non mettere in discussione lo status di cooperativa. E partendo da questo, forse, si può arrivare a un compromesso che veda fra l’altro l’assegnazione di un posto ai fondi nel collegio sindacale. Nelle prossime settimane il consiglio dovrà quindi dare il via libera formale a un quadro generale per poi portare la discussione all’interno della rappresentanza.