McCain: "Cambierò l'America"

Il senatore dell'Arizona, nel discorso d'accettazione alla Convention di St. Paul, sottolinea la sua indipendenza dall'establishment e punta sull'immagine di spirito libero. <strong>Batterà Obama? Rispondono:</strong> <strong><a href="/a.pic1?ID=288366">Alberto Pasolini Zanelli</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=288367">Maria Giovanna Maglie</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=288368">Giuseppe De Bellis</a></strong>

Saint Paul - Quanto vale Sarah Palin? In due giorni otto punti percentuali e probabilmente non è finita qui. Sì, John McCain, in appena due giorni, ha recuperato il ritardo su Barack Obama. Lo rivela il sondaggio della Cbs, lo conferma quello di Rasmussen e, mentre gli operai ieri mattina erano già al lavoro per smontare il palco nell'ExCel Energy Center di St. Paul, dove per quattro giorni si è svolta la Convention repubblicana, è arrivato il dato sull'audience. Inatteso, strepitoso. Mercoledì la governatrice dell'Alaska era stata seguita da 37 milioni di telespettatori, solo un milione in meno rispetto allo storico discorso di Obama a Denver. Giovedì notte, il candidato conservatore ha avuto un ascolto addirittura superiore, nonostante i canali sportivi stessero trasmettendo la partita inaugurale del campionato di football americano, la Nfl, tra i Redskins e i Giants; nonostante si sia confermato ancora una volta un pessimo oratore. Se Barack è magnetico e Sarah entusiasmante, lui è soporifero.

Eppure nessuno ha cambiato canale, perché da quando il senatore dell'Arizona ha scelto la Palin come vice, gli elettori lo vedono in una nuova luce. Sentono il bisogno di saperne di più sul suo conto, sulla sua personalità, sulle sue idee. E lui ne ha approfittato, evitando non solo qualunque accostamento con il presidente Bush, ma rilanciando la sua immagine di Maverick, ovvero di uomo politico che, sebbene schierato, rifiuta da sempre la disciplina di partito. Un guastafeste, uno spirito libero. «Siamo stati eletti per cambiare Washington e alla fine Washington ha cambiato noi», ha dichiarato solennemente. «Abbiamo perso la fiducia del popolo americano quando alcuni repubblicani si sono lasciati tentare dalla corruzione». Alcuni, ma non lui. McCain non fa parte dell'establishment e pertanto ora può proporsi come candidato di rottura o perlomeno può provarci.

Giovedì notte ci è riuscito. È apparso saggio, rassicurante persino magnanimo con il suo rivale Barack Obama, a cui ha riservato parole di stima e di rispetto, limitandosi ad attaccarlo sui contenuti. Economia, educazione, energia, sicurezza: McCain ha promesso meno Stato, meno tasse, nuovi pozzi in Alaska e più centrali nucleari per liberare il Paese dalla dipendenza dai Paesi del Golfo «che non ci amano». Il suo rivale invece, vuole «più governo, più tasse e vuole trattare con i nemici dell'America». E forse non ama come lui la patria. È l'altro tema vincente. «Io non lavoro per un partito, né per difendere interessi particolari, né per me stesso: lavoro per voi e per difendere un Paese a cui ho dichiarato amore eterno», ha dichiarato l'eroe della guerra del Vietnam, mandando in visibilio il popolo conservatore che più volte lo ha interrotto al grido «Usa, Usa». Il suo cuore è repubblicano, le sue braccia aperte verso gli indipendenti e i democratici di destra. Si delinea così la sua strategia, in cui ovviamente Sarah assume un ruolo fondamentale. La ragazza dell'Alaska piace ai gruppi evangelici ultraconservatori che costituiscono la base del partito e fa sognare la maggior parte degli americani, elettrizzati dalla sua personalità, dal suo piglio da moderna eroina, simpatica, coraggiosa e irriverente al posto giusto. Secondo Rasmussen è il politico più popolare degli Stati Uniti, e dire che sette giorni fa era una sconosciuta.

Travolge tutto, anche Obama, che improvvisamente appare vecchio, non tanto anagraficamente, ma nell'immagine. Come fa a puntare ancora sul cambiamento e sulla speranza se dall'altra parte infuria la Palin? La sua dinamica elettorale risulta spezzata. Ci vorrebbe un'idea, un guizzo, perlomeno un diversivo. Gli occhi sono puntati sul suo stratega David Axelrod, finora bravissimo. E invece niente. I consiglieri invitano i giornalisti a non attendersi novità. La risposta democratica? Sedersi ed aspettare. Insomma, non sanno come neutralizzare Sarah, che non può essere attaccata in modo indiscriminato per non esporsi all'accusa di sessismo. Sperano che la stampa scopra qualche scheletro nell'armadio o perlomeno che gli elettori, evaporata l'euforia, si concentrino sul suo profilo politico, sulla sua identità di donna molto conservatrice.
Di certo Obama farà campagna solo su McCain, ignorando la Palin, che però piace sempre più e fa tendenza. Nei negozi di ottica pretendono occhiali come i suoi (costo 375 dollari, lenti escluse), mentre i finanziatori aprono il portafogli: otto milioni di dollari in 24 ore. Nel nome di Sarah.