McCain perde altri pezzi di partito ma riconquista gli americani

L’ultimo sondaggio lo vede a solo tre punti da Obama. E guadagna
terreno tra gli elettori indipendenti. Gli analisti prevedono un
risultato al fotofinish. Tanti giornali appoggiano il senatore nero, ma spostano pochi voti

Alla vigilia delle elezioni contano i sondaggi e imperversano le sciocchezze. Più è incerta l'elezione, più i sondaggi vanno guardati con cura, e le sciocchezze vanno evitate. Si affrontano un veterano della politica, uomo per bene e affidabile, dalla performance non smagliante ma dai solidi argomenti, rappresentante del partito repubblicano sotto accusa, e un politico giovane e privo di qualunque esperienza di governo e di gestione di crisi internazionali, bello, nero, grande trascinatore di folle, con un programma estremista. La crisi economica può favorire quest'ultimo, e tentare gli americani a una scelta spregiudicata, ma può anche consentire l'affermazione del primo, che verrebbe scelto perché rappresenta una certezza.
Certo è che il vantaggio del candidato democratico alla Casa Bianca, Barack Obama, sul repubblicano John McCain si è ridotto di un punto, secondo il sondaggio dell'istituto Zogby. Obama guida ora per 48 a 45 rispetto alla rilevazione di ieri che era di 48 a 44. Il sondaggio ha un margine di errore del 2,9 per cento. Secondo il sondaggista John Zogby, la rilevazione rappresenta una buona notizia per McCain. Di certo indica la sostanziale parità fra i due concorrenti, la variabilità della situazione, gli spostamenti e gli assestamenti che le ultime settimane portano sempre, l'assenza di un candidato veramente leader, forte, che a questo punto avrebbe un grande distacco sull'altro. Così è la campagna tra Obama Barack e John McCain, nonostante il can can dei media nazionali e il tifo sfegatato di quelli internazionali e italiani in primis. I media americani in realtà tifano per il personaggio che fa e farà immagine, e il senatore ha ricevuto l'appoggio di cinquantotto testate fino ad oggi, tra queste figurano colossi, come il Los Angeles Times o il Chicago Tribune, un quotidiano di tradizione repubblicana. Per Obama si sono schierati anche il Denver Post, l'Atlanta Journal-Constitution, il Kansas City Star e il Chicago Sun-Times, e nei giorni scorsi il Washington Post e il San Francisco Chronicle. Però il democratico non ha ancora vinto, se anche dovesse farcela sarà una vittoria di misura, e se al Congresso saranno i democratici a imporsi, proprio per questa ragione gli americani, che in mancanza del grande leader, amano il bilanciamento dei poteri, potrebbero orientarsi sul veterano McCain.
Nella foga dei fan di Obama, impegnati a enfatizzare qualunque gesto, acquista importanza enorme anche la scelta di Colin Powell. L'ex segretario di Stato repubblicano ha dato ufficialmente il suo appoggio al candidato democratico alla Casa Bianca in un'intervista al programma televisivo della Nbc «Meet the Press». Ma Powell è ormai il fantasma del personaggio popolare che un tempo era stato, minato in credibilità soprattutto dalla rinuncia a candidarsi, per questioni mai chiarite, alle presidenziali del 2000. Con il partito repubblicano ha rotto da tempo rapporti mai molto stretti, è nero, e in questo modo riallaccia i legami con la sua comunità. Tutto qui.
Grande enfasi anche a una doverosa dichiarazione di McCain, il quale ha detto che sopravvivrà a una eventuale sconfitta, se ne tornerà a casa sua e invecchierà sereno perché ha avuto una vita meravigliosa. Che avrebbe dovuto dire? La caratteristica positiva del personaggio è sempre stata questa: tutta la vita al servizio del Paese, prima da militare e prigioniero in Vietnam, poi da eletto al Congresso, ma senza rinunciare mai al suo modo di pensare e di esprimersi, sincero fino alla brutalità.
Il senatore dell'Arizona non sta ripiegando, al contrario. Ha consolidato l'appoggio della base repubblicana e sta anche guadagnando terreno fra gli indipendenti che potrebbero avere un ruolo decisivo nell'elezione del 4 novembre. I sondaggi glielo confermano, tanto è vero che McCain attacca, e come. Sabato ha accusato l'avversario democratico di essere «un socialista», e in un discorso alla radio ha criticato il piano di riforma fiscale di Obama, che vuole diminuire le tasse per chi guadagna meno di 250mila dollari lordi l'anno, e aumentarle per gli altri. «Tu vuoi semplicemente togliere soldi ai ricchi - ha spiegato McCain rivolgendosi direttamente a Barack Obama - per finanziare un sistema assistenziale fatto di tagli e sgravi fiscali ai lavoratori».