McCain sfida Obama: "Il cambiamento sono io"

Una settimana dopo il discorso del rivale, il candidato
repubblicano si è presentato con lo
stesso messaggio: cambiare l'America. Nel programma del senatore dell'Arizona nuovi posti di lavoro, sviluppando nuove e
vecchie fonti di energia. <strong><a href="/a.pic1?ID=288161">Sarah Palin: &quot;Ecco come sarà la nostra America&quot;</a></strong>

Saint Paul - "Io sono il cambiamento". Una settimana dopo lo storico discorso del suo rivale democratico Barack Obama, il candidato repubblicano alla Casa Bianca John McCain si è presentato con lo stesso messaggio: cambiare l'America.

L'America del dopo 11 settembre McCain ha riconosciuto a George W. Bush, il presidente più impopolare dall'era Nixon, il merito di avere guidato il Paese con mano ferma dopo l'11 settembre. Ma i repubblicani, ha aggiunto, "hanno perso la fiducia degli americani per avere messo il potere al di sopra dei principi". Sono parole durissime, condite dalla promessa di restaurare "il partito di Roosevelt e Reagan, ripartendo da capo". Non lo chiamano "maverick", un cane sciolto per caso. McCain ha anche espresso il suo "rispetto e ammirazione" per Obama, il primo candidato afroamericano alla Casa Bianca. "Ma vincerò io", ha aggiunto incassando uno degli applausi più fragorosi della serata. La frase topica della serata gli resta nella bocca: "Ho l'esperienza e le cicatrici per dimostrare che sono un mediatore. Obama non le ha". È un riferimento ai segni lasciati dalle torture in Vietnam e alla lunga esperienza di vita a confronto del giovane senatore democratico. Ma la frase ad effetto fa cilecca, come una barzelletta raccontata male.

Cambiamento morale Il cambiamento di McCain non è solo politico, ma soprattutto morale: è fatto di rigore, soprattutto fiscale, e di fermezza in politica estera. Ma realizzato con un governo "aperto a indipendenti e democratici". L'appello di McCain è a mettere da parte i "rancori di partito": "Il cambiamento sta arrivando", ha detto sfidando l'establishment di Washington, del quale tuttavia fa parte, come membro del Senato, da oltre 20 anni. Nella parte finale del suo intervento il senatore dell'Arizona ha rievocato il periodo di prigionia durante la guerra in Vietnam: è uno dei momenti più noiosi del discorso, e persino gli applausi della platea di delegati sembrano più tiepidi. Finchè McCain non ha imboccato il rettilineo del traguardo. "Alzatevi in piedi - ha detto, gridando più forte degli applausi - alzatevi in piedi e battetevi con me. Nulla è inevitabile, siamo americani, non ci arrendiamo mai, non ci nascondiamo dalla storia, scriviamo la storia".

Posti di lavoro e piano energetico Nel suo primo discorso McCain si è presentato come un riformista che ragiona con la propria testa, ha promesso che, se sarà eletto, porterà il cambiamento e milioni di posti di lavoro, sviluppando nuove e vecchie fonti di energia. "Attaccheremo il problema su tutti i fronti. Produrremo più energia in casa nostra", ha detto nel suo discorso alla convention nazionale dei repubblicani. Nella trionfale conclusione del suo discorso di 48 minuti, McCain è stato sommerso dagli applausi e dalle grida quando ha promesso di combattere per gli americani, se il 4 novembre lo sceglieranno come presidente degli Stati Uniti. "In piedi, in piedi e combattere. Niente è inevitabile qui. Siamo americani e non ci arrendiamo mai. Non lasciamo mai il campo. Non ci nascondiamo dalla storia, noi facciamo la storia", ha detto. "Lasciatemi lanciare un avvertimento alla vecchia gente di Washington, che spende tanto, non fa nulla e pensa prima a sé, poi al paese: le cose cambieranno". McCain, dipinto da Obama e i democratici come una figura di continuità con l'impopolare presidente George W. Bush, ha cercato di rilanciare la propria immagine di repubblicano anticonformista, sperando di attirare gli elettori indipendenti, che saranno la chiave del successo di queste elezioni. Ha promesso anche che porterà dei democratici e figure indipendenti nel suo governo. Attaccato dai democratici per non essersi concentrato sulla debolezza dell'economia Usa durante la convention di questa settimana, McCain ha presentato un piano energetico che potrebbe sottrarre gli Usa alla dipendenza dal petrolio estero: "Questa grande causa nazionale permetterà la creazione di milioni di posti di lavoro, molti nelle industrie che saranno il motore della nostra prosperità futura, posti che saranno pronti quando i vostri figli entreranno nella vita produttiva". Innanzitutto, ha detto, ci saranno più perforazioni petrolifere. Un'idea su cui i democratici sono fortemente contrari, perché convinti che un aumento della produzione di greggio Usa al largo delle coste danneggerebbe l'ambiente e, comunque, non aumenterebbe l'offerta in modo tale da far abbassare il prezzo della benzina. "Scaveremo al largo delle nostre coste e lo faremo subito. Costruiremo più centrali nucleari. Svilupperemo la tecnologia del carbone pulito, aumentaremo lo sfruttamento dell'energia eolica, solare e delle maree e il gas naturale. Incoraggeremo lo sviluppo e l'uso del biocarburante e delle auto ibride ed elettriche".

Le proteste dei pacifisti A 72 anni è il più anziano candidato di sempre, ma McCain non esita a proporsi agli elettori come un volto nuovo, un ribelle, uno che non esita a rompere con il passato per il bene del Paese. Lo ha fatto accettando la nomination dei delegati repubblicani riuniti nella convention di Saint Paul in Minnesota, con il fuori programma di un paio di interruzioni da parte di contestatori, un fatto inaudito per una kermesse di un partito, eventi dove la regia controlla qualsiasi dettaglio, dai cartelli, ai palloncini, ai coriandoli, agli applausi. Alcuni membri del movimento pacifista Code Pink sono riusciti a entrare nell'Xcel Energy Center, eludendo i controlli di sicurezza con finti accrediti per giornalisti. Sotto la giacca indossavano le caratteristiche magliette rosa, una costante dei quattro giorni di proteste al di fuori dei cancelli della convention repubblicana. Dopo l'inizio del discorso di McCain hanno cominciato a intonare slogan di protesta, sventolando due cartelli: "Le guerre non si vincono con l'occupazione" e "McCain vota contro i veterani". La regia ha inquadrato il contestatore, un ragazzo, per pochi secondi prima che fosse scortato fuori dall'arena. Ma una decina di minuti piu tardi un altro focolaio di protesta ha di nuovo interrotto l’intervento di McCain. In questo caso due ragazze, anche loro in rosa, sono state trasportate fuori a forza. I delegati della convention hanno in entrambe le occasioni coperto gli slogan intonando all’unisono "Usa, Usa, Usa", finché non è intervenuto McCain: "Non lasciatevi distrarre dal clamore della folla e dai rumori - ha detto, cercando di metterla in ridere - vorrei parlare ancora un pò, e gli americani vorrebbero che smettessimo di gridare l’uno contro l'altro".

Circa 250 arresti Poca ironia fuori dal palazzetto: la polizia ha arrestato circa 250 persone, poco prima dell'inizio del discorso di McCain. Facevano parte di un gruppo di circa mille intenzionati a forzare la recinzione ed entrare nella sala della convention, al grido di "McCain terrorista". Come è successo nei giorni scorsi, la polizia, in tenuta antisommossa, ha disperto i manifestanti a suon di gas lacrimogeni e arresti. In tutto sono finite in manette quasi 700 persone da lunedì. La protesta è stata uno dei momenti più animati nel lunghissimo discorso di McCain (53 minuti, al cronometro di Associated Press), che non ha tra le sue molte qualità quella di essere un trascinante oratore. Ma i toni dimessi, a confronto con l'esplosivo intervento della vice Sarah Palin nella notte di mercoledì, sono in linea con il fair play del discorso.

La chiusura della convention È finita con la pioggia di coriandoli e palloncini bianchi, rossi e blu, con le famiglie McCain e Palin sul palco. Adesso, finite le dirette tv, le due campagne elettorali torneranno a sfidarsi a suon di comizi, negli Swing States, ovvero gli Stati che decideranno il voto di novembre, serratissimo. McCain ha nel suo arco un'arma in più, la nuova "wonder woman" repubblicana Palin, e Obama ha già mobilitato l'ex rivale Hillary Clinton e altre eminenti donne democratiche come Kathleen Sebelius e Janet Napolitano per contrastarla. Si comincia lunedì, dalla Florida.