McCain troppo aggressivo, Obama vince ai punti

Il secondo dibattito televisivo si conclude senza il colpo del ko, mentre trapela l’acredine tra i due candidati

McCain ha perso un’occasione. Doveva vincere il secondo dibattito per accorciare le distanze da Barack Obama e, come ci si aspettava, lo ha condotto tutto all’attacco. Forse troppo e certo in maniera scomposta. Questo confronto televisivo verrà ricordato soprattuttuo per aver palesato l’acredine tra i due candidati. Fino a questa estate si stimavano, ma ora si odiano e non tentano neanche più di mascherare i propri sentimenti. Si sono stretti la mano all’inizio, ma non alla fine e durante i 90 minuti si sono scambiati colpi duri e personali.

A dare il là è stato McCain, che a un certo punto anziché rivolgersi a Barack dandogli del “senatore Obama” o perlomeno “il mio avversario”, si è riferito a lui dicendo “ questo tale vuole…” dandogli le spalle. Raramente nei dibattiti televisivi si è scesi a livelli così bassi. Ma McCain non è riuscito a rendere convincente e sostanziale la sua aggressività e, soprattutto sui temi economici, ha ripetuto concetti già noti.

Anche Obama non ha sfoggiato idee nuove, ma potendo criticare senza remore Bush risulta più disinvolto del suo rivale, può esporre più facilmente le sue idee. Inoltre è risultato più calmo e controllato, qualità che nei dibattiti televisivi di solito è premiante. L’impressione è che il candidato democratici abbia vinto; ma solo ai punti. Ancora una volta è mancato il colpo del ko; il che lascia ancora speranze a McCain che, secondo alcuni sondaggi, può recuperare lo svantaggio prima del 4 novembre. Si giocherà buone parte delle sue chances il 15 ottobre, in occasione del terzo e probabilmente decisivo dibattito.

In ogni caso la campagna è destinata a diventare sempre più dura, sempre più sporca. McCain ha una solo obiettivo: demolire la credibilità di Obama, alimentando i dubbi sul suo conto. Dubbi che una parte importante dell’elettorato continua ad avere. In circostanze economiche come queste non ci dovrebbe essere partita; a quattro settimane dal voto un candidato davvero forte sarebbe già sicuro della vittoria. Ma Obama, evidentemente, così forte non è.