McCoy Tyner spegne le 6 candeline del Blue Note

È raro che il Blue Note riservi un'intera settimana a un solo musicista, con o senza il suo gruppo. Alcune scelte hanno fatto arrabbiare gli intenditori (non facciamo nomi), ma questa volta è perfetta. Da stasera, il palcoscenico del club di via Borsieri 37 ospita fino a sabato, ogni sera per due set con gli orari consueti (stasera e domani ore 21 e 23; venerdì e sabato ore 21 e 23.30. info: www.bluenotemilano.com), il sommo pianista McCoy Tyner con i suoi abituali collaboratori, Gerald Cannon contrabbasso ed Eric Kamau Gravatt batteria, e con Christian Scott trombettista ospite. È già accaduto due anni fa, nel 2007, con un unica differenza: l'ospite era il sassofonista Gary Bartz. Durante la «quattro giorni» del settantenne Tyner, il Blue Note compie sei anni (la prima serata ebbe luogo il 19 marzo 2003 con il pianista Chick Corea) e per l'occasione rispetta la bella e gradita consuetudine di dare un premio a un personaggio musicale: è logico che questa volta il premiato sia Tyner.
Dopo un periodo in cui ha avuto problemi di salute, Tyner è di nuovo in buona forma. E' tornato a comunicare la straordinaria sensazione di potenza sonora per il frequente contrasto fra la mano destra, capace di lunghe e fitte sequenze melodiche create con tecnica superba e nitido fraseggio, e i blocchi profondi di accordi prodotti dalla sinistra. C'è chi sostiene che il maestro approda al vertice di se stesso quando si esibisce da solo, perché deve lavorare di più sulla sinistra come elemento portante e sulla magnifica indipendenza delle mani, ma l'opinione è controversa. E' vero soltanto che in tali casi Tyner lascia intravedere di più quali siano stati i suoi ispiratoti ormai lontani, cioè l'inarrivabile Art Tatum e lo sfortunato Bud Powell. A sua volta, egli è oggi il maggiore referente dei pianisti di jazz emersi alla fine del secolo scorso e all'inizio del Duemila.
Il momento centrale dell'itinerario artistico di Alfred McCoy Tyner (nasce A Philadelphia, Pennsylvania, l'11 dicembre 1938) è l'incontro con il sassofonista e compositore John Coltrane. E' un ricordo che adesso Tyner cerca di rimuovere per un'esigenza di affrancamento stilistico. Invece a volte ci ritorna, ne parla perfino se non richiesto, cita episodi. Aveva una personalità magnetica, Coltrane, come succede a coloro ai quali spetta la qualifica di genio. Ma non a caso, nel 1956, la sua ipersensibilità è colpita da quel pianista tarchiato e vigoroso, allora appena diciottenne. Il loro sodalizio nasce in due riprese. C'è un primo incontro per una settimana di concerti in un club che ispira a Tyner la composizione «The Believer». La regala a Coltrane che la incide in lp l'anno seguente. Si ritrovano nel 1960, e a questo punto Tyner entra a pieno titolo nel celebre quartetto coltraniano e nell'empireo dei grandi del jazz. Nel 1966 Tyner si mette in proprio e fonda il suo trio giramondo, a volte aggiungendo un sassofonista oppure, come in questo caso, un trombettista. E, da allora, non si è più fermato.