McGregor e Kilmer re della scena inglese

Popolari attori cinematografici protagonisti nella lunga stagione estiva del West End

Giovanni Antonucci

da Londra

Londra è ormai, ancor più di New York, la capitale mondiale del teatro. In estate, quando da noi i teatri sono chiusi, è in grado di offrire ben 150 spettacoli, per spettatori di tutti i gusti. Il musical, il genere preferito dai turisti, non è più solo Andrew Lloyd Webber, anche se resiste assai bene l’inossidabile Il fantasma dell’Opera. Tuttavia, il compositore e impresario inglese ha avuto un nuovo successo con La donna in bianco, tratto dal capolavoro vittoriano di Wilkie Collins, maestro nel mischiare giallo e melodramma romantico. Notevole è, infatti, quest’anno, la presenza di musical americani nel West End londinese. Bulli e pupe piace molto anche perché ha come protagonista il divo del cinema Ewan McGregor, che si rivela anche sul palcoscenico un interprete di talento. Il genio di Ray Charles propone le sue più belle canzoni e non c’è da stupirsi che ogni sera lo spettacolo sia un trionfo. Neanche La febbre del sabato sera teme il trascorrere del tempo, mentre The rat pack Live from Las Vegas rievoca il terzetto Frank Sinatra, Dean Martin e Sammy Davis.
Lo spettacolo top è però The producers di Mel Brooks, che presto vedremo anche in un’edizione italiana. Il merito è certo del talento comico dell’autore, ma anche dei due protagonisti, Fred Applegate, che ricorda Jack Lemmon, e John Gordon Sinclair, i quali tutte le sere suscitano un diluvio di risate al Royal Drury Lane. Tutto inglese è invece un nuovo musical, romantico e avventuroso, Il padiglione lontano, ambientato nell’India favolosa dell’Ottocento. Fra gli interpreti Kabir Bedi, il nostro indimenticabile Sandokan.
Il teatro di prosa è una miniera di proposte, alcune rivolte al grande pubblico, altre a spettatori più raffinati. Fra le prime Il postino suona due volte con la star cinematografica Val Kilmer, che piace per la sua fisicità e il suo temperamento. Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller ha due interpreti formidabili in Brian Dennehy, ben noto per i suoi film e in Claire Higgins. The Philadelphia Story di Philip Barry è uno scaltro dramma degli anni Trenta che l’attore hollywoodiano Kevin Spacey, direttore artistico dell’Old Vic, ha riesumato per spettatori alla ricerca di emozioni. Trappola per topi, primatista mondiale di tenuta con i suoi 53 anni di repliche, è un appuntamento d’obbligo per chi non l’ha mai visto. Lo spettacolo di più alto livello è Hedda Gabler di Ibsen, messo in scena con rigore e finezza dal regista Richard Eyre e interpretato da una grande Eve Best, fedele al suo cognome. Shakespeare è, naturalmente, l’autore più presente sui palcoscenici londinesi.
Il Globe Theatre ha proposto, fra l’altro, i suoi due ultimi capolavori. Il racconto d’inverno, nella regia di John Dove, è risultato uno dei migliori Shakespeare che ho visto da alcuni anni a questa parte, grazie anche un gruppo di eccellenti interpreti. Un vero flop è stato invece La tempesta, interpretato da solo tre attori che si dividevano tutti i personaggi, con il caos facilmente immaginabile. Un disastro aggravato da una linea registica farsesca. Non avevo mai visto, in un teatro inglese, tanti spettatori abbandonare così numerosi la sala durante lo spettacolo.