McKelle e Kent, le giovani voci promettono buone vibrazioni

L e signore del jazz e dintorni spuntano come funghi. Tutte brave, dotate vocalmente, chi più votata al soul, chi alla tradizione, chi alla ballata pop, nella speranza di diventare la nuova Fitzgerald o la nuova Billie Holiday. Chè è a queste inarrivabili muse che alcuni le paragonano. Paragoni impropri, certo, ma queste signorine hanno belle voci, grinta e aplomb: sanno cantare e interpretare. Tra loro spiccano Robin McKelle e Stacey Kent, viste la settimana scorsa al Blue Note di Milano e titolari di due interessanti cd: rispettivamente Introducing e Breakfast On the Morning Tram. La McKelle (che si è esibita con artisti del calibro di Hancock e Shorter), voce mobile e lirica,dal vivo in quartetto abbandona gli arrangiamenti swinganti che caratterizzano il disco combinando intimamente testo e melodia in ballate sobrie come Dream o in riletture quali Night & Day. La Kent, dai toni vocali filigranati, trasforma in un colorito linguaggio jazz brani di Gainsbourg o ballate originali del sassofonista Jim Tomlinson, con lei nella band. Non saranno «regine» ma si fanno ascoltare con grande piacere: ed è già molto.