McLaren: Dennis in lacrime, Hamilton gli giura fedeltà

Il boss: "Mai fatto nulla di scorretto". Lewis: "Resterò a vita". Alonso prepara la fuga. Ecclestone: "Se colpevoli, penalizzati nella classifica costruttori"

Silverstone - È un duro patron Ron Dennis. Ne ha fatta di strada Ron Dennis da quei lontani tempi in cui faceva il meccanico. Non ama i sorrisi, i complimenti, i colori luminosi e allegri patron Dennis. Ama le tinte scure, i toni opachi, ama il grigio, ama il nero, ama l’argento. Però quel duro di Ron Dennis, ieri pomeriggio, qui in mezzo all’uggiosa campagna inglese, ha pianto. Un accenno, s’intende, ma significativo. Poco prima, sulla spy story che vede la sua McLaren pesantemente coinvolta dopo che un dossier con dati segretissimi della Ferrari è stato trovato a casa del capo tecnico del team inglese, Dennis aveva fatto lo splendido, spiegando che «il tempo è galantuomo e che fra tre mesi nessuno ricorderà più questa vicenda», e ripetendo «vi garantisco che il team è del tutto estraneo, tanto più che stiamo lavorando a stretto contatto sia con la Fia che con la Ferrari». Poi qualche sorriso, quindi la presentazione del nuovo super motorhome, infine i saluti «perché tutto questo – dirà guardando quanto ha saputo creare in trent’anni – tutto questo rappresenta l’eredità che lascerò alla squadra... perché... perché...». Ed ecco, all’improvviso, il silenzio, il groppo in gola, l’occhio lucido: «Perché tengo a dirvi che nulla di scorretto è mai avvenuto e potrà mai avvenire nella mia squadra».

La bomba Alonso Quel duro di Ron Dennis si è dissolto e umanizzato così, dopo aver cercato di tenere dritto il timone in mezzo alla tempesta, «ma sono tre giorni molto duri, soprattutto per me». Anche perché se dall’indagine Fia dovesse emergere che il capo tecnico Mike Coughlan ha agito d’accordo con la squadra, allora le piccole clausole rescissorie nei contratti dei piloti diventerebbero enormi. Mercoledì sera, non è dato sapere quanto spontaneamente, Lewis Hamilton è però corso in aiuto del team che l’ha cresciuto: «Sono nato qui, lavoro con loro da quando avevo tredici anni e sento che finirò la mia carriera in F1 con la McLaren». Una frase ad effetto per un pilota di soli 22 anni che ha lo scopo di tranquillizzare la squadra e controbilanciare il crescente malcontento di Fernando Alonso. Nel contratto dello spagnolo, alla voce “rescissione”, non c’è infatti un paragrafo ma quasi un volume. È il frutto dello status di campione del mondo dell’iberico quando, nell’autunno 2005, firmò per Dennis; ed è la logica conseguenza dell’aver sottoscritto l’accordo un anno prima di cambiare team. Lo ricordiamo, Alonso, nel 2006, corse ancora una stagione con la Renault (conquistando il secondo mondiale) con già in tasca l’intesa McLaren. Tutto questo per dire che Fernando si tutelò: clausole sul rendimento della squadra in quell’anno, sulla sua competitività, il tutto per garantire anche e soprattutto la propria immagine di campione. E che cosa c’è di peggio, per l’immagine, se non il dubbio solenne di vincere con un team che bara? Nulla. Da qui la tensione di Dennis sul fronte sponsor e piloti, da qui il nuovo vigore preso dalle voci sul possibile addio del campione. Tanto più che per quanto riguarda il duello con Hamilton, Fernando si è ormai fatto una ragione: «Se non dovessi vincere, amen, e poi mi pare ovvio che la McLaren voglia che vinca lui qui in Inghilterra...».

Ecclestone e la punizione McLaren Il patron del Circus l’ha detto a chiare lettere: «Prima deve essere dimostrato che qualcosa della Ferrari è stato preso, che poi è stato utilizzato e che ha prodotto dei vantaggi. Verificato tutto questo, non credo probabile l’esclusione della McLaren dal campionato, bensì la penalizzazione di punti nella graduatoria costruttori. Ma non c’è motivo che vengano penalizzati i piloti nella loro classifica».

I ferraristi La Rossa, intanto, pensa solo alla gara. Evitando sapientemente qualsiasi commento sulla spy story. Massa: «Sono qui per correre, chiedete al team», mentre Raikkonen va oltre il no comment con un ferale «non so» a chi gli chiede se la McLaren, a livello psicologico, possa subire un contraccolpo. Ripensando agli occhi lucidi di quel duro di Dennis, il contraccolpo psicologico c’è stato eccome.