«Per me la cella, per lui neppure un’inchiesta»

nostro inviato a

S. M. Capua Vetere
«Si desidera richiamare l’attenzione sul rapporto che intercorre tra il procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Mariano Maffei, e il presidente dell’amministrazione provinciale di Caserta, Alessandro De Franciscis, in virtù del quale le indagini che hanno riguardato il procedimento 5255/05 potrebbero esser state private della necessaria serenità di giudizio». Si apre così l'esposto-bomba al Csm del consigliere Udeur, Giacomo Caterino. Le accuse sono quelle riprese e rilanciate in Parlamento da Mastella.
Arrestato nell'inchiesta sulle irregolarità al Prg di Casagiove, Caterino si è fatto 16 giorni di carcere prima di essere tirato fuori dal Riesame. Al consigliere provinciale la procura ha contestato il falso ideologico e la turbativa d'asta, le stesse identiche ipotesi di reato di cui ha dovuto rispondere Anthony Accolla, direttore generale dell'amministrazione provinciale nonché braccio destro del presidente De Franciscis: solo che io, dice Caterino, sono finito dentro, ad Acconcia hanno dato «solo» i domiciliari; mentre De Franciscis non è stato nemmeno indagato nonostante l'esistenza di clamorose intercettazioni.
«Com’è noto tra De Franciscis e il procuratore Maffei esiste uno stretto rapporto di parentela che oltre ad essere causa di incompatibilità ambientale delle indagini, è certamente la principale fonte di dubbio circa l'imparzialità dell'azione giudiziaria operata dai pm Cimmino e Di Sciuva, e del gip Giuseppe Maccarello». La gestione e le modalità delle indagini, continua il documento, lasciano «poco spazio alla possibilità di errori e omissioni» soprattutto per la chiarezza di alcuni elementi probatori che non dovrebbero prestare il fianco ad incomprensioni, ma che a tutt’oggi sono trascurati dagli inquirenti al punto tale da procedere alla chiusura delle indagini senza adottare alcuna azione nei confronti del presidente De Franciscis e di altri soggetti politicamente a lui vicini».
Caterino scrive poi di come la procura abbia «salvato» Acconcia (e il suo presidente). Nonostante ciò il gip puntualizzava «che si rendeva necessario il carcere» per Caterino «per il ruolo di primaria importanza, mentre per il Dg tale misura non era indispensabile poiché operava “uti singulus”...». Decisioni di uno strabismo evidente, conclude Caterino, visto che «sono emersi gravi indizi a carico del presidente De Franciscis che comprovano un suo personale interessamento per l'approvazione irregolare del Prg di Casagiove finalizzata all'inserimento di alcuni terreni nelle aree a destinazione di uso edilizio di proprietà di soggetti a lui vicini».