"Per me fino a vent'anni c'erano solo rock e vizi"

Annalisa ha 29 anni, gli occhi azzurri, originaria di Roma, quartiere Centocelle. Indossa l'abito bianco, perché ancora non ha professato i voti solenni («Spero di farli il prossimo anno», dice), suona la cetra. «Non ho mai pensato di farmi suora, né tanto meno di clausura racconta non sono stata mai sollecitata dalla fede in famiglia, ho ricevuto la cresima da grande, non frequentavo la chiesa. A 14 anni mi sono fidanzata, con un musicista. È stato un fidanzamento lungo, fino ai vent'anni. Con lui ho viaggiato tantissimo, andavamo in giro per l'Europa a vedere concerti di rock progressive. Poi la prima botta. Una delle mie migliori amiche, a 18 anni, si è suicidata; per me è stato un colpo al cuore che mi ha mandato in tilt. Nonostante questa notizia dolorosissima ho continuato ad andare in chiesa, anche con il mio ragazzo. Dopo poco tempo la seconda botta: un'altra persona cara, di famiglia, si è suicidata. Questa doppia morte mi ha mandato in confusione totale. Avevo 16 anni, non trovavo le risposte e la reazione è stata la fuga, da tutto e da tutti».

Annalisa prende fiato, raccontare il suo passato è pur sempre una ferita. «Ho iniziato una vita fatta di eccessi in tutti i sensi prosegue dai 16 ai 20 anni ho vissuto tutti i vizi e le dipendenze che ci potevano essere, che mi servivano a produrre una alienazione. Questo ha portato necessariamente a un allontanamento e a un'ira verso Dio. Ma a 20 anni mi sentivo già una vecchia, stancata dal peccato, svuotata dentro. Viaggiavo, viaggiavo tanto per non fermarmi a pensare. Anche il fidanzamento è andato in crisi».

Poi, la conversione. «Mi hanno invitato a una serie di incontri promossi da sacerdoti, I dieci comandamenti. Ho riaperto dei file, e ho avuto un vero e proprio incontro con Dio. Ho chiesto a lui di trasformare i miei desideri. È stata una conversione lampo. Una notte ho avuto la percezione che Dio mi abitasse dentro, come se fosse arrivato per cancellare la cecità che mi ero costruita sulla bellezza di vivere. Ho sentito l'esigenza di pregare e stare da sola. Poi un giorno sono arrivata qui, al monastero delle agostiniane. Ho avuto immediatamente una sensazione che mi ha riportato al primo incontro con Dio, quella notte, e subito ho capito che questa era casa mia. Dopo sei anni di fidanzamento, ho iniziato teologia, e poi sono entrata. Ora sono qui da tre anni». La famiglia? «I miei genitori non l'hanno presa male risponde sorridendo ma alcuni amici ancora non ci credono e si sorprendono perché sono ancora qui. Ma io so di avere trovato la mia strada».