«Me l’hanno ammazzato»

«Me l’hanno ammazzato, me l’hanno portato via a 26 anni. Morto non come tanti giovani che vanno a morire in modi stupidi, ma sul lavoro. La ThyssenKrupp era una bomba a orologeria. Era una strage annunciata». Lo sfogo di Giovanni Rodinò, padre del giovane operaio morto a Villa Scassi, lascia tutti senza parole. Soprattutto quando l’uomo si attribuisce la colpa della morte del figlio. Solo per averlo spinto a lavorare nella stessa azienda dove lavorava lui. «Rosario non era contento quando gli hanno cambiato il turno di lavoro dal mattino alla sera per le loro esigenze tecniche. Doveva fare il mattino quel giorno», ricorda il papà del ragazzo, morto al centro grandi ustionati dopo una lunga agonia. E aggiunge una manciata di ricordi: «Mio figlio parlava ogni tanto di sicurezza, aveva subito ben due incidenti, il più grave una scottatura al braccio. Le dismissioni dell’azienda avevano cancellato la sicurezza. Ho lavorato ben 34 anni dentro la fabbrica e la situazione in passato era migliore». Giovanni Rodinò ne ha pure per la magistratura: «I giudici hanno il potere di obbligare le aziende a mantenere alti i requisiti di sicurezza ma non lo fanno. E quindi indagare i dirigenti non serve proprio a niente». Intanto prosegue la raccolta fondi dell’Unicredit Banca per le famiglie delle vittime di Torino: 500 mila euro raccolti in dieci giorni. Per contribuire il conto corrente è n°41125701 abi 02008, cab 01046.