«Per me la regia è una farfalla piena di colori»

Nell’autobiografia momenti toccanti come l’incontro con Otto Frank e con Marlene Dietrich

LA REGIA
Per altri potrà persino essere un inferno, per me è un paradiso. Quale mestiere, arte, professione, grado o incarico, ha più fascino della regia cinematografica? Questo lavoro, colorato come una farfalla in un pomeriggio d’estate, ha in sé componenti magnifiche: arte, cultura, divertimento, belle donne, strafighi, avventure.
A giudicare dal numero infinito di persone che vorrebbero farlo, o anche solo dalla quantità di attori, star affermate, che nutrono l’ambizione di diventarlo, si deduce che quello di regista cinematografico è uno dei lavori più desiderati. Si potrebbe collocarlo tra i primi cinque o sei posti nella graduatoria delle carriere più ambite, dopo il presidente della Repubblica, il manager miliardario, il grande violinista, Umberto Eco e qualche altra esagerazione di questo genere. Sono un regista cinematografico, lo sanno tutti, e mi riconoscono per la strada. Non solo per i miei film che hanno galoppato il mondo, ma soprattutto per i miei occhiali bianchi.
OTTO FRANK
La compagnia Valli-De Lullo stava provando a Torino Il diario di Anna Frank. De Lullo, regista, e io, aiutoregista, andammo a conoscere in Svizzera il vero Otto Frank. Un viaggio quasi irreale in un mondo coperto di neve. I pochi superstiti dei tanti rami delle famiglie Frank erano riuniti a Basilea. Otto era il padre di quella dolce cantatrice del dramma ebraico che fu Anna con il suo diario. Era un omino rinsecchito dalla sofferenza. E ci guardava timido. Con occhi intensi e malinconici, sembrava a disagio d’essere lui l’unico sopravvissuto. Ho continuato anche in seguito a sentire in me quello sguardo pauroso e incerto, frutto di un dolore insuperabile. E quando mi chiedono dei miei ricordi del tempo di guerra, tutto scompare e subito nella mia mente riaffiorano gli occhi di Otto Frank. In più continuo ad avere nel cuore una profonda paura, perché il dopoguerra è stato tutt’altro che incoraggiante e riparatore: napalm, Pol Pot, per non parlare di quel che è venuto dopo: bombe atomiche, mine antiuomo, pulizie etniche, le due torri, il terrorismo, i kamikaze...
INCONTRI MAGICI
Magico è stato l’incontro con Marlene Dietrich. Studiavo ancora all’Accademia di Sharoff, e lei stava girando Montecarlo con De Sica. Un giorno, con un gruppo di allievi, andai agli studios della Titanus per incontrare l’«Angelo Azzurro».
Ci ricevette: era bella, diafana, misteriosa. La forza di certe attrici stava proprio nel mistero che riuscivano a trasmettere. Era affascinantissima e anche a lei ho impapocchiato in un inglese molto approssimativo: «For me to know you is a dream, Marlene...». Le solite quattro parole. Ma non dimenticherò mai la sua risposta, e la sua voce roca che diceva: «Non esagerare, baby, ...Se ho fatto qualcosa di buono nella mia vita è stato, a volte, cantare bene una canzone».