«A me sembra un Caos bianco L’Udc non si unisce a nessuno»

«Non abbiamo bisogno di assemblaggi forzati, la politica non è l’album delle figurine Panini»

da Roma

La Cosa Bianca...
«Quale Cosa? Più che altro mi sembra un Caos Bianco».
Va bene, onorevole Francesco Pionati, lei minimizza. Ma i sondaggi la danno al 10-12 per cento.
«Ma noi dell’Udc da soli valiamo più del sette. Vorrei ricordare che abbiamo preso due milioni e mezzo di voti. Siamo forti così, già intercettiamo quasi tutti i moderati, perciò non abbiamo bisogno di nessun assemblaggio forzato».
Dunque, secondo lei, il Grande Centro non serve?
«Il centro c’è già ed è grande. Si chiama Udc. Questo non significa che non vogliamo aumentare la nostra forza di attrazione. Noi non chiudiamo la porta a nessuno, ma niente pasticci e niente unioni confuse».
Pezzotta e Montezemolo, a quanto pare, sono già scesi in campo.
«E allora? La politica non è l’album delle figurine Panini. Non dobbiamo fare collezione di nomi. Dobbiamo semmai confrontarci sui programmi e sui valori condivisi nell’ambito della tradizione del Partito popolare europeo».
Poi c’è Antonio Di Pietro.
«No, Di Pietro no, con lui non si può. Niente di personale, per carità. Però non possiamo apparentarci con personaggi che potrebbero mettere in crisi definitiva i rapporti con i nostri attuali alleati».
Mi dica lei con chi potreste mettervi d’accordo.
«Noi abbiamo solo tre pregiudiziali. La prima è che non entreremo in una coalizione con la sinistra».
Per sinistra intende solo gli arcobaleno o ci mette anche il Pd di Veltroni?
«Beh, con il Pd c’è concorrenza. E al momento non ci sono certo le condizioni per un’intesa di governo».
Le altre pregiudiziali?
«La seconda è che la leadership di Pier Ferdinando Casini non si tocca».
Quindi chi si allea con voi deve mettersi sotto le vostre bandiere?
«Diciamo che deve riconoscere il nostro ruolo. Siamo noi il motore, quelli che prendono il voto dei moderati».
E la terza?
«Nessuna preclusione a riformulare le alleanze all’interno del centrodestra».
Che significa? Politica delle mani libere? Doppio forno?
«Non si può mettere il carro davanti ai buoi. Tutto poi dipenderà dal sistema elettorale. Però vorrei anche dire che noi dobbiamo muoverci secondo quei criteri di coerenza che chiediamo agli altri di rispettare. Dobbiamo accordarci con chi ha delle effettive convergenze con noi».
Resterete quindi nel centrodestra, nonostante tutte le polemiche?
«Non siamo stati noi a litigare. Siamo stati sotto attacco, sotto spallata, e ci siamo difesi. Ma quella dell’aggressione non è una strategia che funziona».
Non temete una scissione?
«La porta dell’Udc è aperta nei due sensi».
Giovanardi è già entrato nel Pdl di Berlusconi...
«Sono affari suoi. Noi non abbiamo paura. Del resto gli abbandoni di Marco Follini e di Clemente Mastella hanno dimostrato che dall’Udc si esce senza portare via un voto».