Il mea culpa Pdl: «Ma se vinciamo ai ballottaggi cambia tutto»

RomaLo schiaffo di Milano è doloroso, sonante e inaspettato. Ma celebrare processi tra il primo e il secondo tempo sarebbe il migliore assist per il centrosinistra. E così nella sede storica di Forza Italia a Via dell’Umiltà i coordinatori nazionali Denis Verdini e Ignazio La Russa (manca Sandro Bondi), i capigruppo di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello e Maurizio Lupi convocano la stampa e ci mettono la faccia, assumendosi le loro responsabilità ma anche rilanciando la sfida per una partita ancora aperta.
«Dobbiamo fare un mea culpa» dice La Russa. Ma al secondo turno «si giocherà una partita nuova e diversa. E se dovessimo vincere a Napoli e a Milano «racconteremo tutta un’altra storia». È questo il messaggio che i dirigenti del Pdl indirizzano al partito e agli alleati cercando anche di aprire un canale di dialogo con il terzo polo e blandendo la Lega, «alleato fedele e leale». Intanto, Denis Verdini si incarica di ristabilire «la verità» dei dati. «Un sostanziale pareggio», rivendica il coordinatore, che elenca i risultati: «Si votava in undici province, la sinistra ne governava 7 e noi 4, loro ne hanno vinte 3, noi 2, le altre 6 andranno al ballottaggio e in 3 siamo in ampio vantaggio». Ancora: dei 29 comuni capoluogo, «la sinistra ne governava 20 e noi 9. Loro ne hanno confermati 12, noi 4». Anche sui voti di lista, «aggregando i dati di tutti comuni sopra i 15mila abitanti, il Pdl è al 26,5% e il Pd 21,8: sono dunque smentiti i proclami di Bersani che rivendica un avanzamento». Altro dato da non trascurare il fatto che «il vero terzo polo è la sinistra estrema: l’Udc si ferma al 5%, Fli all’1,3, l’Api allo 0,7%». E in particolare il partito di Casini «quando si allea con noi guadagna, da solo stenta, con la sinistra perde».
Tutti i presenti ci tengono a sottolineare che questo voto non avrà conseguenze sul governo né ci saranno contraccolpi sui futuri assetti organizzativi del partito, almeno fino al ballottaggio. «Non ci penso nemmeno a mollare», dice Verdini. «Non ci vuole certo un genio per capire che Berlusconi non è contento del risultato di Milano, nessuno di noi lo è», dice La Russa. Ma di una cosa tutti sono convinti: «Ora è il momento dell’unità». Dice il senatore Gaetano Quagliariello: «Tanto per evitare equivoci non pensiamo che la Lega abbia mancato in alcun modo di lealtà, adesso serve una risposta comune». Gli fa eco il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi: «Non siamo qui certo per lamentarci vicendevolmente, non facciamo il gioco di chi vuole dividerci. Piuttosto sono convinto che i milanesi non vorranno certo lasciare la loro città in mano all’estrema sinistra». Nessuna chiusura a possibili, difficili, alleanze con il terzo polo e un chiaro riferimento a contatti con gli scontenti di Fli. «Non escludiamo niente ma lo chiederanno i sindaci e non i partiti. Casini si è però già espresso, in tv ha detto in pratica che non sono in grado di scegliere. Giovedì, comunque, ho organizzato un incontro a Milano con altri esponenti che non ci hanno appoggiato al primo turno».
L’obiettivo è anche quello di riportare il focus sulla disfida milanese e sui temi prettamente meneghini. «Letizia Moratti - sottolinea La Russa - è tutt’altro che fredda e algida. Ha dedicato tutto il suo tempo libero ai ragazzi di San Patrignano e non ha mai propugnato la stanza del buco come invece capita ad altri candidati». La chiusura è una risposta a chi, a sinistra, cerca di intestare il passo falso in capo al premier. «Siamo sicuri che senza l’appoggio di Berlusconi il dato non sarebbe stato peggiore?» dice La Russa. «Io piuttosto lo ringrazio per la sua generosità».