La Mecca dell’arte a Palazzo Reale

La collezione dell'emiro del Kuwait Sheik Sabah al-Ahmad al-Jaber al-Sabah e di sua moglie Sheika Hussah Sabah Salem al-Sabah ha un nome semplicissimo da ricordare: DAI, acronimo di Dar al-Athar al-Islamiyya che in italiano si traduce con «Casa delle antichità dell'Islam». È, a tutti gli effetti, una casa delle meraviglie e parte del suo patrimonio è ora esposta in prima mondiale a Palazzo Reale nella mostra «Al-Fann, Arte della civiltà islamica» (fino al 30 gennaio) per poi girare il mondo (prossime tappe: Vienna, Corea, Canada).
Nell'esposizione, coprodotta dal comune e da Skira (che per l'occasione edita insieme al catalogo anche «Viaggio alla Mecca», libello cinquecentesco dell'esploratore italiano Ludovico de Varthema) compaiono una miriade di oggetti. Varie le loro tipologie (dal capitello ai codici miniati, dalla pittura ai gioielli, dai tappeti alle sculture), varie le epoche (dal settimo al diciassettesimo secolo) e varie anche le provenienze (dall'India alla Spagna), a dimostrazione di quanto sia versatile la produzione dell'arte islamica. Il curatore Giovanni Curatola, docente di Archeologia e storia dell'arte musulmana all'Università di Udine e di Milano, ha avuto l'impegnativo compito di selezionare 350 opere dalla ricca collezione dello sceicco, che consta di 26mila pezzi ed è esposta al Museo Nazionale del Kuwait.
Compito arduo perché il Dai, di cui la sceicca al-Sabah cura in prima persona la direzione, è una delle più affascinanti collezioni di arte islamica che esistano al mondo, scampata per pura fortuna alla rovinosa invasione irachena del 1990. «Il legame tra l'Occidente e l'Islam è sempre stato dinamico - ha commentato la sceicca del Kuwait in visita ieri a Palazzo Reale -: l'arte è veicolo di cultura, che a sua volta genera relazioni». E merito delle relazioni internazionali del sindaco Letizia Moratti è infatti questa ampia esposizione, ambiziosa fin nel titolo. Se nella prima parte seguiamo gli sviluppi dell'arte islamica in ordine cronologico, nella seconda il percorso si snoda seguendo i temi più significativi della produzione artistica musulmana: con un allestimento essenziale e pannelli esplicativi utili ad accostare le opere al grande pubblico, spiccano le sezioni dedicate alla calligrafia, raffinatissima espressione del genio islamico, e ai gioielli, che rappresentano la parte forse più famosa della collezione al-Sabah.
L'impressione finale, al termine di un percorso che spazia dai caffettani a tappeti pregiati (il più ampio misura quaranta metri quadrati), dalle brocche dipinte ai codici miniati del Corano, dai fregi lignei alle carte topografiche, dalle monete alle tavole dipinte, è quello di un'arte che, in diversi tempi e luoghi, intende essere veicolo di valori spirituali che la trascendono. Perché, come sostiene la sceicca al-Sabah, attraverso la stilizzazione, l'astrazione e le sue raffinate geometrie l'arte islamica «celebra la bellezza del mondo e diventa così strumento di adorazione».