Alla Mecca Fatah e Hamas costretti alla pace

Re Abdallah deciso: nessuno lascerà l’Arabia senza intesa di governo e fine delle guerra civile

La parola d’ordine è «vietato fallire». Stavolta tutti ripetono che l’accordo c’è e salterà fuori. Khaled Meshaal, capo in esilio di Hamas e il presidente Mahmoud Abbas si stringeranno la mano e vareranno quel governo di unità nazionale considerato l’ultima zattera prima del naufragio negli abissi della guerra civile.
Del resto lasciare la Mecca senza un accordo sarebbe come sputare in faccia a re Abdallah. Per ottenere quel compromesso il sovrano saudita ha messo da parte la tradizionale riservatezza ed è sceso apertamente in campo. Ha convocato i duellanti e li ha accomodati nelle sale del sontuoso palazzo reale al cospetto del sacrario della Mecca. Lì davanti al simbolo secolare dell’islam, Meshaal e Abbas non hanno alternative. Devono trovare un accordo, firmarlo e tornarsene a casa. Non riuscirci o, peggio, non volerlo equivarrebbe ad entrare in conflitto aperto con la nazione madrina della fede sunnita. Le mosse pacificatrici di re Abdallah non sono sfizi di stagione. Per i sauditi bloccare la guerra civile palestinese significa strappare Hamas dalle mani dell’Iran. Una mossa indispensabile e obbligata. Una mossa nell’ambito di quella politica di contrapposizione a Teheran che ha già spinto Riad a bloccare il tentativo degli sciiti Hezbollah di ribaltare il governo libanese.
Hamas e Khaleed Meshaal sanno di non aver scelta. Dopo il breve incontro di ieri sera con il sovrano saudita e una breve sessione di colloqui notturni il presidente e il suo avversario in esilio hanno a disposizione tutta la giornata di oggi per concordare la composizione del nuovo governo di unità nazionale e i rispettivi ruoli. Il premier fondamentalista Ismail Haniyeh dovrebbe mantenere la sua poltrona e Fatah ottenere una serie di ministeri di spicco. Hamas s’impegnerà a rispettare implicitamente tutti i passati accordi dell’Autorità Palestinese con Israele pur continuando a non riconoscere lo stato ebraico. Una tacita approvazione indispensabile al presidente Abbas per continuare le trattative negoziali con i leader israeliani. Poi bisognerà vedere se strette di mano e accordi basteranno a far tacere le armi.
Ieri una squadraccia di Fatah ha tentato il colpo grosso attaccando il valico tra la Striscia di Gaza mentre il premier Ismail Haniyeh attendeva di attraversare il confine. Arrivato incolume in Egitto il premier s’è impegnato a fare tutto il possibile per portare a casa «l’accordo per la formazione di un governo di unità nazionale». Dunque stavolta sembrano tutti d’accordo. Meshaal partendo da Damasco continuava a ricordare che «è vietato fallire». Da Ramallah, Abbas sembrava ripetere le sue parole. «Un fallimento - spiegava il presidente - porterebbe a un ulteriore deterioramento innescando definitivamente la guerra civile». Oggi capiremo se ci credono veramente.