Mediaset e Rai alla sfida delle sitcom

La principale novità sarà «Schillerstrasse»: gli attori riceveranno le indicazioni via auricolare e di fronte a un pubblico come a teatro

nostro inviato a Saint Vincent
E così, mentre Francesco Nardella ossia il capo della produzione seriale di Raifiction racconta di Bartali o di Roma, qui all’hotel Billia la fiction fa il punto della situazione. Innanzitutto c’è la consegna delle Telegrolle, che l’organizzazione di Sorrisi e canzoni tv ha trasformato negli Oscar della fiction. Essendo un genere televisivo spaccato in due (seguitissimo a casa, spesso massacrato dalla critica) anche i premi sono divisi a metà. Per i lettori la miglior attrice è Samuela Sardo di Incantesimo e il migliore è il prevedibile Alessandro Preziosi del Capitano. Fabio De Luigi e Michelle Hunziker sono i più votati per la sitcom Love Bugs. Tutt’altra storia per la critica, che prevedibilmente ha scelto Luca Zingaretti e Alessandra Martines e ha incensato l’inevitabile Liliana Cavani come migliore regista per De Gasperi. Giorgio Panariello ha ricevuto una Telegrolla speciale all’insegna della «scommessa vinta».
D’altronde in questi anni la platea della fiction è diventata uno specchio severo e fedele dell’Italia. Quella di Mediaset è premiata più dai giovani, quella Rai ha invece un’età media più alta e basta dare un’occhiata ai numeri per capirlo. Quasi il 30 per cento degli spettatori di Elisa di Rivombrosa è compreso tra i 4 e i 24 anni; invece più del 40 per cento di chi sceglie Orgoglio ha oltre 65 anni. Su queste linee direttive (che diventano anche obiettivi strategici: Mediaset vuole alzare la sua età media, la Rai abbassarla) si giocano le stagioni prossime venture. Così ieri Rai ha mostrato in anteprima Bartali, La buona battaglia - Don Pietro Pappagallo e anche Roma. Venerdì pomeriggio invece Mediaset ha incasellato 48 ore con Amendola e la Gerini, La guerra delle montagne con Martina Stella, Mafalda di Savoia con Stefania Rocca. Si è parlato anche di una fiction (in fase progettuale, però) che farà discutere e chissà se in bene o in male: Il generale, tentativo di trasporre sullo schermo la vita di Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Insomma, saranno questi i programmi pronti a giocarsi le prime serate tv, in quella interminabile gara di ascolti, share e critica che ormai è diventata il tormento di tutte le produzioni. Siamo nella tv del giorno dopo: quando arrivano i dati Auditel, che mattino dopo mattino sfogliano la margherita dei palinsesti. Questo sì, ha fatto il 30 per cento. Questo no, è sceso di share. E via sfogliando. E si tratta di un segmento così importante che, giocoforza, la Rai ha subito deciso di sfruttarlo. Senza il calcio, aumenta la fiction: dal 2004 la flessione di calcio e Formula 1 è del 7,2 per cento; l’aumento della serialità è invece superiore all’11 per cento. Però la fiction ha anche il cosiddetto limite del copione. Richiede un colossale lavoro d’archivio e spesso un gigantesco stuolo di attori. Insomma è un kolossal per forza svincolato dall’attualità.
Perciò, sfruculiando in palinsesto, salta fuori che una delle sfide del futuro sarà sulla sitcom, molto più agile e meno dispendiosa. Tanto è vero che Mediaset (qui premiatissima per Love bugs, che festeggia l’ingresso di Elisabetta Canalis al posto della Hunziker) presenterà Schillerstrasse, format che già ha fatto furore in Germania. In sostanza, in un teatro pieno di pubblico gli attori recitano in stile Ambra, ossia ricevendo via auricolare le indicazioni del direttore artistico («dì questo, dì quello» eccetera).
Lo spettatore vede le indicazioni in sovrimpressione, tutti gli altri no. Ma senza copione precotto sarà anche The Kumars, uno show a metà tra il talk e la sitcom grazie a una famiglia che a ogni puntata riceve in casa due celebrità. Molto più mediterranea In treno, una sitcom alla studio in Rai. Una decina di attori si ritrova tutte le mattine sul treno. Parlano di tutto, delle loro vicende personali ma anche dei fatti di cronaca, che quindi saranno vincolati all’attualità. In pratica, un tg ferroviario. Con una differenza: sul treno si parlerà dell’altra cronaca, quella che si disinteressa della politica o della macroeconomia e che racconta la vita vista solo dalle lenti della quotidianità.