Mediaset: quello del Garante è un diktat

Botta e risposta tra il gruppo di Cologno Monzese e l’Autorità delle Telecomunicazioni sulla par condicio

da Roma

«Non accettiamo i diktat del Garante». È braccio di ferro tra Mediaset e l’Autorità delle Telecomunicazioni sulla par condicio. Dopo l’annuncio della decisione di Mediaset di ricorrere al Tribunale amministrativo contro l’atto di indirizzo dell’Authority è arrivata la secca replica del presidente, Corrado Calabrò.
«Martedì della scorsa settimana Mediaset aveva dichiarato adesione nei confronti delle norme che abbiamo poi esplicitato nell’atto di indirizzo per l’informazione nel periodo pre-elettorale - dice Calabrò -. Quell'atto che ora Mediaset impugna è lo stesso esposto dieci giorni fa».
La controreplica di Mediaset non si fa attendere. «La moral suasion si è trasformata in un diktat inaccettabile», accusa Mediaset che da Cologno Monzese puntualizza la sua posizione in una nota, smentendo in sostanza quanto sostenuto da Calabrò. «L’atto di indirizzo dell’Authority delle Comunicazioni è stato notificato a Mediaset nel pomeriggio di ieri (giovedì ndr). Ed è stata la prima volta in cui Mediaset ha preso visione della delibera - scrive Mediaset -. Spiace dover contraddire le affermazioni odierne del presidente Calabrò, ma i fatti si sono svolti diversamente». Mediaset nella nota precisa che l’audizione si è tenuta il 24 gennaio scorso ma «come possono confermare gli otto Commissari e i funzionari presenti, non sono circolate bozze o ipotesi di documenti». Nessuna indicazione scritta dunque ma soltanto «considerazioni generali e raccomandazioni del tutto condivisibili». Dunque anche il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri «aveva espresso commenti positivi sull’impostazione anticipata in quella occasione dall'Authority». Poi deve essere successo qualcosa «che ha trasformato la moral suasion in un diktat inaccettabile», conclude la nota.
A Mediaset risponde il commissario Michele Lauria, relatore dell'atto di indirizzo nei confronti delle tv private. «L’intervento dell’Autorità non è discriminatorio nei confronti delle emittenti private - dice Lauria - perché si limita ad estendere disposizioni applicabili alla concessionaria pubblica sin dal 2003. Si tratta di un’azione volta ad assicurare parità di trattamento tra tv pubbliche e private».
Gli avvocati di Mediaset non hanno ancora formalmente presentato il ricorso al Tar del Lazio. Il ricorso dovrebbe arrivare lunedì sul tavolo dei giudici amministrativi che potrebbero dare una risposta nella stessa giornata. Tra i principali punti della delibera contestati dal gruppo televisivo c’è quello relativo all’anticipazione dell’applicazione della legge sulla par condicio di dieci giorni mentre, dicono gli avvocati Mediaset, le norme si dovrebbero applicare a partire dall’11 febbraio, il giorno di scioglimento delle Camere.
Intanto l’Authority ieri ha varato il regolamento di attuazione della par condicio che ha valore per le tv private. Calabrò aveva elencato tra i punti qualificanti la necessità di un conduttore imparziale e la presenza di un pubblico non «tifoso». In caso di violazioni l’Autorità interverrà subito nel giro di tre giorni.
Anche per le tv private comunque ci saranno faccia a faccia tra i leader delle due coalizioni definite nel regolamento «Conferenze-dibattito» che verranno utilizzate per confronti diretti anche per esempio quelli tra Berlusconi e Prodi. Le norme che li regolamenteranno saranno le stesse imposte alla Rai dalla Vigilanza, cui il regolamento dell’ Authority rimanda. Il regolamento poi introduce una ripartizione degli spazi nelle trasmissioni di comunicazione politica: nel primo periodo, dalla convocazione dei comizi elettorali alla presentazione delle liste, gli spazi saranno suddivisi all’80 per cento tra le forze rappresentate in Parlamento e al 20 per cento in modo proporzionale a quelle presenti nell’Europarlamento. Per il resto della campagna elettorale, metà degli spazi saranno riservati alle liste e metà alle coalizioni. Tra le altre novità, la possibilità di aprire queste trasmissioni a giornalisti che rivolgono domande ai partecipanti, assicurando «imparzialità e pari opportunità nel confronto».
A questo punto le regole da seguire sono queste, dice il portavoce del premier Paolo Bonaiuti. «Sono state messe in giro molte voci ad arte da parte della sinistra contro il regolamento della par condicio votato dal Parlamento - dice Bonaiuti -. Riteniamo che quelle siano le regole da applicare, nonostante ogni tentativo della sinistra di impossibili modifiche».