Mediaset sbarca in Spagna? «L’Unità» si sente tradita dal «Paìs»

Se un’impresa italiana riesce ad aumentare le proprie quote di mercato all’estero con un’acquisizione, l’evento è di per sé una notizia. Se l’impresa italiana è indirettamente riconducibile al presidente del Consiglio e se l’acquisizione riguarda un gruppo editoriale spagnolo che in passato si è distinto per gli attacchi a Palazzo Chigi, per quotidiani come l’Unità e Il Fatto la notizia assume contorni inquietanti.
Come descrivere altrimenti il colonnino che il giornale del Pd ha dedicato all’acquisto dell’iberica Cuatro da parte del gruppo di Cologno Monzese? «L’ombra di Mediaset si allunga in Spagna», il titolo. Certo, non era il caso di aspettarsi toni entusiastici dal tabloid diretto da Concita De Gregorio. Ma è quantomeno parossistico descrivere il principale gruppo media italiano come un’entità più o meno oscura dominata da un’inarrestabile volontà di potenza.
E così, dopo la pedissequa esposizione dei dettagli finanziari, l’Unità avanza la propria tesi sulle «ripercussioni» dell’«inaspettata sintonia» tra la berlusconiana Mediaset e Prisa, editore di El País, il quotidiano straniero che più di altri ha dato voce all’antiberlusconismo pubblicando le foto rubate di Villa Certosa e intervistando intellettuali del calibro di Patrizia D’Addario. El País, secondo l’Unità, merita una citazione per «essersi distinto per gli attacchi al presidente del Consiglio» che ora «non sono più una certezza».
Ecco la questione, o meglio l’ossessione, è sempre la medesima. C’è il rischio di perdere un megafono internazionale con il quale fare il gioco noto della triangolazione: in Italia si scrive male di Berlusconi, i media esteri riprendono le varie articolesse e a loro volta vengono ripresi dalle voci italiane dell’antiberlusconismo. Questo spiega perché la crescita estera di Mediaset non sia una buona notizia.
Analoghe preoccupazioni le ha espresse Il Fatto con una corrispondenza da Madrid. «Chissà se El País potrà permettersi ancora di liquidare Berlusconi con uno sprezzante “Meglio non frequentarlo”?», l’esordio dell’articolo. E invece - sorpresa delle sorprese - i vertici di Prisa «l’hanno frequentato». Il sottinteso è molto chiaro: da tutto ciò che riguarda Berlusconi bisogna tenersi a debita distanza pena la scomunica. L’unica giustificazione di Prisa è la pesante esposizione debitoria «che ha ridotto le capacità di manovra dell’editore» costringendolo a spalancare le porte «al vecchio nemico».
Insomma, la tragedia politica è servita: da venerdì scorso il gioco di sponda Roma-Madrid-Roma «non è più una certezza». Anche se ci si potrà sempre aggrappare al caro vecchio Economist...