Mediaset in trincea: Di Pietro ci vuole demolire

da Roma

Il silenzio può essere una colpa in campagna elettorale. Perché il silenzio significa confermare «un omicidio d’impresa premeditato». Alle 18.30, alle 19 e alle 20, nei tre telegiornali delle reti Mediaset, i direttori Mulè, Fede e Mimun hanno parlato ai telespettatori per difendere l’esistenza delle televisioni dall’attacco di Antonio Di Pietro sul suo blog, dove il leader dell’Italia dei valori ha proposto lo smantellamento di due reti del gruppo e di due reti Rai. E hanno chiesto a Veltroni di parlare, di smentire: «Lei è d’accordo o no con l’alleato Di Pietro?». Il silenzio non basta, in campagna elettorale. Soprattutto perché ieri dal Pd non sono arrivate rettifiche su Mediaset al neoalleato Tonino che vorrebbe anche l’«esecuzione sentenza europea su Europa 7» a svantaggio di Rete 4. Piuttosto mezze conferme: la campagna elettorale deve essere «gioiosa» e leale con l’avversario, ma Rete 4 verrà trasferita sul satellite. Sembra questo il primo atto della strategia del killing softly, la demolizione con il sorriso, del Pd nei confronti del nemico Berlusconi. «C’è tanta rabbia e una grande voglia di decidere di non parlare più di politica - ha ragionato Emilio Fede - dal Tg4 via la politica. Ma mi trattiene il rispetto verso il nostro pubblico». È giusto pretendere da Veltroni, ha detto Mimun, «una posizione chiara e definitiva soprattutto per rispetto nei confronti degli elettori».
Veltroni però neanche ieri è entrato nel dettaglio. Ha rotto il silenzio, ma ha detto, in serata, che l’Italia dei valori sottoscriverà «il programma e nessuno si alzerà per dire no». Il problema però è proprio il programma: «Bisogna riportare il mercato delle frequenze nell’ambito della normativa Ue», ha sottolineato l’ex ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni. «La sentenza della Corte di giustizia europea sulle frequenze televisive e sul caso di Europa 7 - ha valutato il viceresponsabile informazione del Pd, Roberto Cuillo - deve essere applicata». E Gentiloni ha chiarito che il programma del Pd non prevede che a Mediaset «rimanga una sola rete», ma «il superamento dell’attuale duopolio televisivo». Nessuna di queste dichiarazioni appare come una sconfessione piena di Di Pietro: nel programma del Pd la Rai non si tocca, ma la rete Mediaset?
Il dato più evidente ieri è stato che dal Partito democratico si parli improvvisamente del caso della tv Europa 7, la «televisione fantasma» che secondo una sentenza della Corte europea del 31 gennaio dovrebbe prendere di diritto il posto di Rete 4 nelle frequenze analogiche. Fino ad adesso delle sorti della televisione mai partita si era infatti occupato in particolare proprio Di Pietro, ma ora sembra che il futuro di Europa 7, piuttosto snobbata dal governo Prodi, sia diventato improvvisamente prezioso per il Pd.
La precisazione di Gentiloni, «secondo il quale dovremmo stare tranquilli perché nel programma dell’Unione si prevede di spegnere non due, ma una sola rete - ha commentato durante Studio aperto il direttore Giorgio Mulè - equivale a proporre a una persona in buona salute se è felice che gli amputino un braccio anziché due».