Mediaset verso la prescrizione. I legali: non basta

Il processo sui diritti tv slitta ad ottobre e farebbe cadere le accuse
contro Berlusconi. La difesa: "È innocente, chiederemo ugualmente una
sentenza". Stralciate le posizioni di Berlusconi e Confalonieri, il procedimento continuerebbe soltanto per gli imputati di riciclaggio, tra cui l’avvocato inglese Mills

Milano - Dieci anni di indagini e di accertamenti. Dieci anni di udienze, spesso infuocate, e di carte, 50.000 pagine di atti con rogatorie in 12 Paesi e il rinvio a giudizio di 14 persone. È l’inchiesta sui diritti tv Mediaset, nata come filone di un’altra maxi-inchiesta All Iberian. È l’inchiesta (l’ennesima) che vede imputato Silvio Berlusconi di falso in bilancio, appropriazione indebita e frode fiscale. Da ieri il processo sta correndo velocemente verso la prescrizione. Il dibattimento, dopo che il pm ha chiesto tutta l’estate per una consulenza da depositare, è stato aggiornato al prossimo 8 ottobre, mentre l’accusa di falso in bilancio ha la scadenza fissata una dozzina di giorni dopo, il 20 ottobre.

Da ieri però i primi a gridare allo scandalo della prescrizione non sono i rappresentanti della pubblica accusa, ma i legali di Berlusconi. Che sfoderano una linea difensiva coraggiosa e fuori dagli schemi: «È un processo che dura da anni e che non sarebbe nemmeno dovuto cominciare, soprattutto per le accuse riguardanti Silvio Berlusconi - spiega l’avvocato del Cavaliere, Niccolò Ghedini -. Ma noi non siamo interessati alla prescrizione, questo è un processo dal quale testimone dopo testimone emerge la totale estraneià di Berlusconi. Per questo chiederemo al Tribunale ex articolo 129 di pronunciarsi comunque, sulla base delle testimonianze raccolte fino a quel momento». Insomma, se alla prescrizione non si può rinunciare, Berlusconi chiederà di essere giudicato, facendo così piazza pulita delle diffidenze che accompagnano le assoluzioni per sopravvenuta prescrizione. Che il processo non sarebbe arrivato a sentenza era nell’aria, ma ieri il pm ha troncato ogni dubbio in proposito. Di fronte al presidente della I sezione penale che gli chiedeva in che modo la pubblica accusa intendesse procedere e quali testimoni sentire, il pm Fabio De Pasquale ha spiegato che non sarebbe stato possibile procedere prima dalla pausa estiva perché per completare l’esame e passare al successivo controesame della principale testimone d’accusa, bisognerà attendere il deposito della nuova consulenza. Aggiungeva il pm che dovendo aspettare la risposta a richieste di assistenza giudiziaria all’estero il lavoro non era ancora concluso. Senza la nuova consulenza, dunque, stop. La prescrizione toglierebbe dal processo i due imputati principali, l’ex premier e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri.

Il processo potrà andare avanti solo per gli imputati che rispondono di riciclaggio tra i quali Paolo Del Bue, Arner Bank e l’avvocato inglese David Mills, il creatore, negli anni Novanta, del sistema off-shore di conti esteri di Fininvest. Secondo la procura di Milano, Berlusconi avrebbe usato alcune sue società off-shore (Accent e Timor, poi diventate Century One e Universal One) per aggirare il fisco italiano e creare fondi neri e creare in questo modo una vera e propria «tesoreria occulta».

«Fin dai tempi dell’udienza preliminare avevamo chiesto di ascoltare i testimoni, sicuri che non ci avrebbero nemmeno rinviato a giudizio - spiega l’avvocato Ghedini -. La procura aveva ritenuto invece di non ascoltare nessuno e di rinviare a giudizio. Ad oggi, tutti i testimoni, compreso quello indicato dalla pubblica accusa, sono stati a favore di Berlusconi». Dall'inchiesta principale sono nati due «stralci». Nel primo erano indagati i due figli maggiori di Berlusconi, Pier Silvio e Marina (poi archiviato). Il secondo è quello dei 500mila euro (600mila dollari) a Mills.