Medici condannati per non avere «capito» l’infarto

Due medici sono stati condannati dal giudice monocratico Roberto Settembre per non aver diagnosticato un infarto a un paziente, poi deceduto. Si tratta di Francesco Pedullà, 45 anni, difeso dagli avvocati Giacomini e Junca, e Giuseppe Scozzafava, 47 anni (assistito da Ersilio Gavino), ai quali sono stati inflitti 8 mesi di reclusione, ciascuno, mentre dovranno pagare 10 mila euro per spese legali, nonchè risarcire i danni in sede civile ai familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Rosanna De Rosa e Paolo Bonanni. Il primo, il 4 aprile del 2000, come medico di base aveva visitato Alessandro Molinelli di 76 anni, che accusava persistenti dolori allo stomaco che si estendevano alle spalle e alla parte alta della schiena, il secondo, quale sanitario della guardia medica aveva visitato l’anziano il giorno dopo, ma nessuno dei due aveva avanzato l’ipotesi di una «patologia infartuale miocardica», per cui sarebbe stato necessario prescrivere necessario l’immediato ricovero in ospedale. Dove l’anziano fu poi portato e morì il 6 aprile, in seguito a infarto del miocardio. Su richiesta del pm Paola Calleri era stato rinviato a giudizio anche il medico del pronto soccorso di Villa Scassi, Salvatore Carrabetta, (difeso da Luca Ciurlo e Roberto Mina), ma è stato assolto.

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