Medici e pediatri in sciopero per due giorni

Esiste un grande equivoco di base. Si vuole portare la città a due milioni di abitanti. Una proposta, oggi più che avanzata, che non trova corrispondenza nella Milano che i suoi abitanti vorrebbero avere e abitare. Per quali motivi? Il primo si può individuare nel fatto che le megalopoli hanno fatto il loro tempo per come si sono strutturate via via negli anni: la «città ideale», non è una novità, è quella composta da diversi centri medio-grandi separati tra loro da parchi e ricca di collegamenti pubblici. Da qui il secondo motivo, vale a dire che invece si seguita ad operare sul tessuto urbano preesistente, costruendo ex novo o ricostruendo sul vecchio, facendo perdere ogni identità al precedente e collezionando una serie di architetture-vetrina, per la maggior parte inoltre modeste sul piano estetico, facendo paragoni a livello mondiale.
Terzo motivo, sottovalutato dal grande pubblico, è quello che si costruisce e non si rispetta, sul piano pratico e magari non su quello teorico e di progetto, il verde. Su questo elemento sono all’ordine del giorno le situazioni di degrado nelle periferie, del tutto bellamente ignorate dalle autorità competenti anche in presenza di situazioni che scandalose è dir poco. Un piano del verde pubblico va ridisegnato, passati trent'anni, con grande cura e attenzione, senza cadere negli ingenui entusiasmi per progetti, ripresi da ben altre realizzazioni, di piccoli grattacieli con grandi piante sui balconi. Il verde è elemento vitale e tutta la città va riconsiderata con grande attenzione e competenza sotto questo aspetto, dai più semplici giardini alla protezione del Parco Sud con i suoi 47.000 ettari di superficie, dall'obbligo per ogni nuova costruzione di garantire una superficie verde in rapporto alla sua cubatura, fino alle realizzazioni più gradevoli ed eleganti nel moltiplicare i viali alberati. Anche corso Buenos Aires? Non sarebbe certo una idea infelice.