MEDICI Frutta e fiori in tavola e sulla tela

Un giorno lontano, il 24 aprile 1730, un certo signor Rapi, giardiniere o funzionario mediceo, raccoglie nel Giardino di Boboli a Firenze, un ramo con tre tulipani doppi, una rarità. Li porta all’Elettrice Palatina, Anna Maria Luisa, figlia di Cosimo III, ultima regnante dell’illustre famiglia. La principessa, per conservarne la memoria, li fa subito «ritrarre» dal pittore napoletano Gaspare Lopez, attivo a corte. Il piccolo, curioso, dato di cronaca è raccontato in una scritta dell’epoca, inserita nel dipinto, che mostra «due vedute», cioè due lati, di quello straordinario ramo con i tre tulipani, bianchi venati di rosso.
Il quadro è esposto nell’ultima sala del nuovo Museo della Natura morta, appena inaugurato nella Villa Medicea di Poggio a Caiano. Sedici sale del terzo piano di una delle più antiche dimore medicee, fatta costruire nel 1484 da Lorenzo il Magnifico su progetto di Giuliano da Sangallo. All’interno affreschi di prestigiosi pittori del Cinquecento, all’esterno campi e colline. Uno scenario straordinario, per accogliere circa duecento dipinti di natura morta con frutta, ortaggi, fiori, animali, insetti, raccolti in centocinquant’anni, da fine Cinquecento a metà Settecento, dai vari Medici collezionisti, appassionati del genere: dal granduca Cosimo II (1590-1621) all’Elettrice Palatina (1667-1743) attraverso vari granduchi, mogli e fratelli, tutti dotati di ottimo gusto. Ciascuno di loro prediligeva un certo tipo di natura morta e particolari pittori, italiani, fiamminghi e olandesi, cui commissionava opere da collocare nelle numerose residenze di campagna sparse nel territorio.
Nella villa della Petraia, ad esempio, don Lorenzo, fratello di Cosimo II, aveva raccolto trenta nature morte con figura, tra cui il Pollarolo di Camillo Berti, adesso esposto. Nelle ville di Mezzomonte e di Castello i due cardinali Giovan Carlo e Leopoldo, fratelli di Ferdinando II, avevano accumulato a metà Seicento composizioni con oggetti, fiori e selvaggina di specialisti fiamminghi, tra cui ben tredici di Willem van Aelst, oltre a varie scene «di sottobosco» di Otto Marseus van Schrieck e raffinate miniature di Giovanna Garzoni. All’Ambrogiana, Cosimo III aveva riunito i dipinti raffiguranti animali vivi, uccelli in particolare, «che formavano un teatro delle meraviglie della natura«, a Careggi furono sistemate le opere con vegetali e animali rari e mostruosi, come la Vitella con due teste (1719). Al Casino della Topaia, i quadri con agrumi, arance, uva e fiori, realizzati dall’eccezionale pittore Bartolomeo Bimbi o le rare specie di girasoli, gelsomini, e limoni come quel profumato Mugherino del Granduca o ancora la spettacolare Spalliera di agrumi, che insieme ad altre tre raffigurava ben 116 varietà di agrumi, tra l’altro tutti coltivati nel giardino della villa.
Migliaia di capolavori che, estinti i Medici, vennero conservati nei depositi di Palazzo Pitti, degli Uffizi, o in altre sedi. L’idea di recuperarli e di farne un museo della natura morta medicea risale alla fine degli anni Trenta del Novecento, ma è solo dai Novanta che comincia a prendere forma, attraverso varie tappe. Il progetto definitivo, del 2002, curato da Marco Chiarini e Stefano Casciu, sceglie come sede del futuro museo la villa di Poggio a Caiano, dove il gran Principe Ferdinando aveva riunito tra Sei e Settecento una parte significativa delle sue collezioni. Vengono individuati ben 754 dipinti di natura morta su tela, tavola, carta e pergamena provenienti dalle collezioni medicee ed appartenenti al Polo Museale fiorentino. I duecento esposti, cui se ne aggiungeranno altri, restaurati con le loro stupende cornici rococò e barocche, si dipanano lungo un percorso di sedici sale. Dopo le prime due introduttive, in cui compaiono i ritratti di alcuni Medici e un campionario delle relative scelte collezionistiche, si affacciano le opere raccolte al tempo dei granduchi Cosimo II, Ferdinando II e Cosimo III. Una sezione intermedia riguarda i temi della natura morta barocca: cacciagioni, cucine e fiori.
È davvero il tripudio della bellezza e dell’abbondanza: basta guardare i mucchi di ciliegie di Bartolomeo Bimbi o i piatti ricolmi di frutta di Giovanna Garzoni per rimanere estasiati. E la divertente Cucina con Cena in Emmaus, che spicca all’inizio, di anonimo artista fiammingo? Collocata nella villa di Pratolino nel 1610, fu una delle prime nature morte collezionate al tempo di Cosimo II. Si tratta di una tipica scena di cucina nordica, con l’episodio sacro relegato sul fondo, mentre in primo piano spiccano due cuoche, intente alla pulitura del pesce e alla cottura della carne, tra pentole e ceste. L’interesse naturalistico dei Medici comincia a fine Cinquecento con le nitide illustrazioni scientifiche di piante e animali del veronese Jacopo Ligozzi per il granduca Francesco I de' Medici. Ma è Cosimo II il primo procurarsi precoci nature morte dalle Fiandre, da Roma e dall'Italia del nord, forse anche il Vaso di fiori di Jan Brueghel dei Velluti, del 1595. Entrano così a Firenze alzate e ceste di frutta con vino in ghiacciaia, pesci, crostacei e molluschi, uva , frutta e ortaggi di autori italiani e stranieri.
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Museo della Natura morta. Villa Medicea di Poggio a Caiano, Piazza de' Medici 14, Poggio a Caiano. sito web. www.polomuseale.firenze.it