Medici, paura di denunce Esagerano con le ricette

Uno studio dell'ordine dei medici di Roma rivela che tra il 50 e il 70% di dottori ricorre alla medicina difensiva. Il tutto per paura di finire sui giornali o di avere problemi con la giustizia

Roma - Paura di finire sui giornali, di vedere stroncata la propria carriera o di essere denunciati. I medici italiani si sentono sotto pressione e così ricorrono alla medicina difensiva, per evitare ogni sorta di rischio. Largo quindi a visite specialistiche, esami di laboratorio, ricoveri e prescrizioni di farmaci a iosa. I più coinvolti dal fenomeno sono i medici degli ospedali pubblici, quelli della medicina d’urgenza, gli ortopedici e i ginecologi. Soprattutto giovani e residenti nelle regioni del Sud e nelle Isole.

Le cifre I dati emergono dallo studio effettuato a livello nazionale dall’ordine dei medici di Roma, presentato oggi al Senato. Dallo studio risulta che tra il 50 e il 70% dei medici italiani ricorre, almeno una volta, alla medicina difensiva. Il tutto perché tra i camici bianchi la percezione del rischio è alta: il 78% teme di essere denunciato; il 65% si sente sotto pressione nella pratica clinica di tutti i giorni e solo il 6% ritiene che la probabilità di essere denunciati sia nulla. Il valore più alto nel ricorso alla medicina difensiva si raggiunge per gli esami strumentali, poi ci sono gli esami di laboratorio, prescritti dal 71% dei camici bianchi, con una media del 21% sul totale, mentre per le visite specialistiche le prescrizioni difensive sono effettuate dal 73% dei medici, con il 21% del totale. Infine, l’indagine rivela che le prescrizioni difensive di farmaci sono effettuate dal 53% dei dottori, soprattutto tra i professionisti più giovani, mentre ai ricoveri per ragioni difensive fa ricorso il 49,9% dei medici. Secondo Mario Falconi, presidente dell’ordine dei medici di Roma, tale studio "conferma che il fenomeno è solo in minima parta addebitabile ai medici perché ha origine da più fattori ambientali che mettono sotto pressione la categoria". Il rapporto è un’estensione a livello nazionale dell’analoga indagine a livello provinciale già realizzata dall’ordine nel 2008. Il campione utilizzato (2.783 professionisti) è rappresentativo di tutti i medici italiani in attività, fino a 70 anni, esclusi gli odontoiatri.