Medici universitari, scure sui salari

Antonella Aldrighetti

Tagli in arrivo agli stipendi dei medici universitari. Ecco perché si tira avanti in perenne stato di agitazione sindacale all’Umberto I, unico ospedale che non ha ancora riconosciuto ai propri dipendenti gli arretrati relativi al rinnovo contrattuale della dirigenza medica, tecnica e amministrativa nonché l’adeguamento stipendiale ai docenti universitari assegnati all’assistenza.
Eppure i contratti sono stati ormai aggiornati da oltre sei mesi. Ed è pure l’unico ospedale dove gli stessi camici bianchi sono ricorsi ai decreti ingiuntivi per rivendicare il maltolto. Ma le azioni delle rappresentanze sindacali che ieri sono tornate a indire un nuovo stato di agitazioni continuano. E il perché è presto detto: si starebbe per abbattere sugli stipendi degli universitari (professori ordinari, associati e ricercatori e tecnici amministrativi) un nuovo tiro di scure visto che si vorrebbe abolire l’indennità regolata dall’ex articolo 31 che riconosce agli universitari che prestano servizio nelle strutture ospedaliere un’equiparazione dello stipendio rispetto agli altri colleghi sanitari. La volontà di attuare una politica al risparmio, proprio su una quota di stipendio che non è un benefit una-tantum ma viene regolata da leggi vigenti sul territorio nazionale, sarebbe in seno al general manager del policlinico Ubaldo Montaguti.
La contestazione arriva da un comunicato congiunto di Cgil, Cisl e Uil che sottolinea di aver appreso «nella giornata di venerdì 28 luglio che il direttore ha firmato un provvedimento, ancora non ufficializzatoci e in corso di trasmissione agli uffici competenti che ridefinisce l’equiparazione ex articolo 31 per il personale dell’università. E - continua la nota - gli effetti di tale provvedimento che abbatte l'equiparazione e la sostituisce con un generico assegno aggiuntivo, si traducono in una perdita secca tra i 400 e i 700 euro al mese». Ma la disparità di trattamento non si limiterebbe a questa limitazione infatti «mentre l’indennità ex art.31 è conteggiabile ai fini previdenziali l’assegno ad personam non lo è. Ecco perché riteniamo che - precisa il segretario regionale della Fials Confsal, Gianni Romano - il presidente della regione Piero Marrazzo e l’assessore alla Sanità Augusto Battaglia, debbano intervenire prontamente a difesa del personale dell’Umberto I e contro i metodi coercitivi del manager affinché venga ripristinato lo stato di informazione e concertazione democratica vigente all’Umberto I prima dell’insediamento della nuova Direzione Generale». Pena? «Pena lo sciopero generale da proclamarsi a settembre, visto che ogni giorno - rimarca il sindacalista delle Fials - malumori e tensioni rischiano di minare la capacità e l’esperienza professionale di medici e infermieri alle prese con le loro mansioni lavorative». Il nodo che dovrà sciogliere la giunta ulivista riguarda la liceità di cambiare, d’imperio, le disposizioni vigenti in materia di retribuzione. In questo caso specifico si tratterebbe di falciare di netto una quota parte dello stipendio di oltre 3mila medici universitari. Un bel risparmio per l’erario ma «sarebbe lo scardinamento del sistema delle equiparazioni tra personale della sanità e dell’università» come intima la Triplice.