MEDICINA ALTERNATIVA Ci possiamo fidare?

La morte di due bimbi riapre il dibattito sulle cure non convenzionali

Nove milioni di seguaci. Non di una setta, ma di credenti nella medicina alternativa. Nove milioni di italiani, secondo l’Istat, preferiscono l’omeopatia, l’agopuntura, alla medicina tradizionale. E neppure le due morti di due giovani vite a Firenze e a Bologna a causa di cure sommarie intacca il convincimento collettivo secondo cui i farmaci chimici a volte fanno più male che bene. Ma c’è da fidarsi delle medicine alternative? Forse, a patto che vengano utilizzate da chi ha una laurea riconosciuta. Ogni omeopata, per esempio, dovrebbe essere sempre un medico iscritto all’ordine. Quanto alle altre pratiche alternative, quali la medicina cinese, l’agopuntura, l’omotossicologica, bisogna diffidare prima di provare, soprattutto se i pazienti sono bambini.
Gian Paolo Salvioli, direttore pediatrico dell’Università di Bologna, mette in allerta le mamme. «Arrivano dalla Cina tonnellate di erbe per la fitoterapia senza una titolazione che rilevi il principio attivo».
Dalla fitoterapia all’omeopatia. Giorgio Dobrilla, emerito primario di gastroenterologia all’ospedale di Bolzano, ha scritto un libro in uscita sulle chimere disseminate sul pianeta salute. Ma promuove l’effetto placebo dell’omeopatia, a volte sorprendente. «Le medicine omeopatiche sono acqua pura ma il loro effetto placebo è utilissimo perché permette al corpo di liberare oppiacei, neurotrasmettitori e ormoni, tutte sostanze che favoriscono la guarigione del paziente». E i rischi dell’omeopatia? «Ritarda l’approfondimento diagnostico. E non mette in atto una terapia salvavita come è stato fatto nel caso di quella guaritrice balorda che ha tolto l’insulina alla ragazza diabetica». Di casi estremi ce ne sono anche non denunciati pubblicamente. «La sorella di una paziente mastectomizzata per cancro – racconta il professore - si era curata da una omeopata senza laurea che le ha impedito anche di fare le normali ecografie. Ora è morta».
Luci e ombre. E a Bolzano vedono soprattutto luci. Tra qualche mese partirà un progetto pilota dove l’omeopatia si userà anche negli ospedali. «Le sostanze omeopatiche non hanno nessuna evidenza scientifica, spiega il direttore sanitario dell’Alto Adige, Oswald Mayr, però l’effetto placebo ha un incidenza del 27% nella guarigione». Il che modo? «Offriamo questi prodotti alternativi a prezzo di costo mentre l'omeopata costa come il medico tradizionale». Naturalmente questa concessione viene fatta solo dopo una diagnosi e una terapia tradizionale. In questo modo la gente rimane sotto controllo ospedaliero e l’alternativa al farmaco si consiglia solo quando non è dannosa per l’organismo.