Medicina, dubbi sul farmaco anti-diabete

Il «New England Journal of Medicine»: «Pazienti a rischio di attacco cardiaco». E le azioni della casa produttrice crollano in Borsa

Uno dei farmaci più usati contro il diabete di tipo 2, l’Avandia, prodotto dalla GlaxoSmithKline, potrebbe aumentare di molto il rischio di attacco cardiaco nei pazienti che ne fanno uso. Lo sostiene uno studio pubblicato dal New England Journal of Medicine, che la multinazionale ha contestato pesantemente, ma la cui comparsa ha già fatto crollare le azioni della società.
Secondo i medici della Cleveland Clinic, che hanno condotto una revisione di 42 studi precedenti che hanno coinvolto 28mila pazienti trattati con il farmaco, il rischio di un attacco di cuore aumenterebbe del 43%, mentre quello di morte da problemi cardiovascolari del 65%. La ricerca, firmata dagli scienziati americani Steven Nissen e Kathy Wolski, è stata realizzata esaminando studi che hanno coinvolto 15.560 pazienti trattati con Avandia e altri 12.283 in cura con altri prodotti o in gruppo placebo, tutti con un’età media inferiore ai 57 anni e in leggera prevalenza uomini. Il colosso farmaceutico ha replicato con un comunicato ufficiale: «La nostra azienda rimane fermamente convinta della sicurezza di Avandia se usato correttamente - sostiene il documento - e siamo convinti che i benefici continuino a superare i rischi». La Food and Drug Administration americana non ha ancora chiesto all’azienda delle azioni concrete su Avandia, che è approvato negli Usa dal 1999, ma ha avvertito i pazienti che ne fanno uso e sono malati di cuore di consultare il proprio medico. Il mercato annuo mondiale del farmaco, che è assunto da sei milioni di persone solo negli Stati Uniti, è valutato intorno ai due miliardi di dollari. Fino ad oggi è stato prescritto a 60 milioni di malati nel mondo. Con un fatturato 2006 pari a 2,2 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti, la pillola è seconda nella classifica dei farmaci più venduti dal marchio britannico.
Il timore di un nuovo «caso Vioxx» ha avuto immediate ripercussioni sulle azioni della ditta farmaceutica, ma l’azienda ribadisce fiducia nell’efficacia e nella sicurezza del prodotto. E critica la ricerca: «È basata su evidenze incomplete e ha seguito una metodologia, la metanalisi, che a detta degli stessi autori è viziata da limiti significativi».