Medicina inutile

A dirla chiara il centrosinistra queste liberalizzazioni le ha fatte per mettersi la coscienza in pace. Doveva fare qualcosa di liberale, o almeno che ne avesse le sembianze. Il principio delle liberalizzazioni in sé, lo abbiamo già detto altre volte, è un buon principio. L’importante è da dove si comincia e come si fanno. E qui casca l’asino. Anzi, ne cascano due. Non siamo certi, infatti, che fosse essenziale per l’Italia partire dai farmacisti, dai taxisti, dai panificatori e dalla chiusura del conto in banca. Tra l’altro sui taxisti il governo ha sostanzialmente fatto marcia indietro perché avevano impostato male la cosa. Le altre categorie sono in stato d’agitazione perché non sono state neanche consultate. Alla faccia della pace sociale e della riunificazione del Paese.
Ci sono altri settori nei quali sarebbe urgentissimo liberalizzare, ma sui quali abbiamo dubbi che si farà, anzi certezze che non si farà. Il primo punto vero della liberalizzazione è l’iniezione nell’economia di forti dosi di libertà. Questo, lo ripetiamo anche in sfregio alla noia, avviene principalmente diminuendo il peso dello Stato nell’economia. In particolare con il prelievo delle tasse sui redditi, ma su questo non c’è speranza. Alle tasse ci pensa Vincenzo Visco. Basta la parola.
Ci sono poi molte altre parti dell’economia italiana che andrebbero liberalizzate, ma su queste la sinistra al governo, quella estrema, quella che conta, insieme alla Cgil ha scritto dei cartelli su queste zone dell’economia: qui non si tocca.
Basterebbe parlare dell’università e della ricerca, che avrebbe bisogno immediato di liberalizzazione per favorire la ricerca vera e per favorire la concorrenza fra università che attualmente, in molti casi, campano di rendita.
Vorremmo poi parlare della scuola. Il ministro Fioroni, appena nominato, si è precipitato a cambiare l’intestazione al ministero volendolo rinominare Pubblica istruzione. Come a dire: qui ci sono io, e comanda la politica. Noi pensiamo che sarebbe meglio scegliessero le famiglie la scuola per i loro figli, e non Fioroni.
Noi riteniamo anche, sull’esempio di quanto fatto in Lombardia, che l’apertura della sanità ai privati, in regime di concorrenza, dia maggiori possibilità al malato di esercitare il suo diritto di scegliere da chi farsi curare. Essendo che la salute è un fatto importantissimo della vita umana, il diritto di scelta della cura è altrettanto fondamentale.
Questo giornale s’è occupato spesso degli automatismi di iscrizione di lavoratori, e soprattutto di pensionati, ai sindacati e ai relativi patronati. Tutti strumenti utilissimi. Tanto utili che li vorremmo vedere moltiplicati: non sempre i soliti noti ai quali bisogna rivolgersi ad esempio per una causa d’invalidità civile, ma anche molti altri che sono pronti a farlo, ma che in un mercato così monopolistico non lo possono fare.
C’è poi un fatto fondamentale, e cioè la continuazione della liberalizzazione del mercato del lavoro iniziata con la legge Biagi. Qui è nebbia fittissima. Tutto in questo governo rema contro questa liberalizzazione, e sarà ben difficile che continui in questo cammino. Vorremmo solo notare che liberalizzando di più il mercato del lavoro questo vorrebbe dire facilità di assunzione per tutti, anche per i panettieri che vedrebbero liberalizzato il loro mercato da dentro, dal basso e non da fuori e dall’alto, che è un modo un po’ strano e controverso di liberalizzare. Staremo a vedere, come al solito, perché ci piace giudicare sui fatti. Vedremo prima di tutto cosa produrranno queste liberalizzazioni, ma soprattutto vedremo se dietro questa parola c’è un’intenzione politica vera o la volontà di fare un po’ di fumo.