La medicina moderna può aiutare Welby a combattere il dolore della malattia

Sono un medico cardiologo ospedaliero e collaboro all’attività di una Equipe di Riabilitazione cardio-pneumologica presso l’Ospedale civile San Sebastiano di Correggio, che cura pazienti in respirazione meccanica con Sla (la malattia di Piergiorgio Welby) e altre simili. Grazie alla ottima preparazione dei colleghi e alla loro capacità di accompagnare il lungo e faticoso cammino di questi sfortunati pazienti, non mi risulta che mai, ufficialmente, ufficiosamente o in altro modo sia stata chiesta l’eutanasia. Nel caso particolare di Welby, per quanto se ne sa dai media, egli soffre terribilmente, si trova in una condizione di atroce dolore e disperazione. Non sono tuttavia riuscito a trovare una sola notizia che riguardi ciò che agli occhi di un medico che opera accanto a questi malati sembra addirittura ovvio e banale. Perché Welby non viene ricoverato in un centro o assistito da medici e personale competente, capace di fare ciò che la medicina sa fare, cioè togliere il dolore in più del 95% dei casi e sostenere efficacemente il grave stato depressivo che spesso si associa? Perché Welby viene lasciato in una sofferenza inumana, senza che nessuno muova un dito ora per aiutarlo? A chi giova tanto dolore? Se non è omissione di soccorso, è certamente cinismo e omissione della umanità più elementare. Spero che il Giornale possa aiutare i cittadini italiani a conoscere meglio le grandi possibilità della medicina moderna contro il dolore e la sofferenza.