Medicina, la rete delle università E dai privati i fondi per la ricerca

Virgilio Ferrario, preside alla Statale: «È il valore aggiunto per i nostri progetti di innovazione»

«Pensiamo a una fiera: ecco il padiglione principale sarà la Regione, nelle vetrine degli stand, invece, saranno esposti i prodotti di ricerca delle facoltà mediche lombarde». In tempi di Expo, il preside di Medicina dell’università degli studi di Milano, non poteva usare un paragone più attuale. «È il modo più semplice - spiega il professor Virgilio Ferruccio Ferrario - per spiegare questa iniziativa, per ora unica al mondo».
Le facoltà mediche della Lombardia, sei in tutto, per la prima volta riunite «per costruire un network di qualità». L’obiettivo lo chiarisce subito l’assessore alla Sanità Luciano Bresciani, il primo a credere in questo progetto che ormai è pronto per partire: «Vogliamo favorire l’interazione tra imprese e ricerca, sia pubblica che privata». Come? «Con capitale di rischio industriale». In altre parole, le industrie metteranno il denaro per finanziare progetti di ricerca sviluppati dai ricercatori delle università lombarde.
«Per iniziare - continua Bresciani - era necessario elaborare un modello di rete, perché i possibili investitori potessero capire facilmente quali sono i campi di ricerca sui quali puntare: dall’infettivologia, al materno infantile fino alla genetica». Così lo scorso novembre è cominciato il lavoro dei sei presidi delle facoltà di medicina. «Innanzitutto ci siamo divisi le macroaree di responsabilità - chiarisce Ferrario - quindi abbiamo individuato i prodotti già vendibili nel mercato». Il risultato ha sorpreso perfino loro, che non si aspettavano cifre così elevate: ben 117 aree di ricerca, per più di mille e 200 prodotti, ai quali è stata data una certificazione di qualità inserita in un sistema completamente digitalizzato. «Nessuno aveva mai avuto questa visione di insieme - riconosce il professore - perché non c’era mai stata l’occasione di parlare né di interagire con le altre facoltà».
Dalla Lombardia alla Spagna, passando per il Veneto: «Sviluppato il modello lombardo - precisa l’assessore - ora il nostro obiettivo è quello di poterlo esportare in altre regioni sia in Italia che all’estero, per stimolare i nostri ricercatori e dare maggiori opportunità a tutte le industrie sanitarie locali che vogliono investire, perché la nostra sanità non rappresenti solo un costo, ma al contrario, sia un motore di sviluppo e benessere».
Il professor Ferrario guarda già al futuro, quando «sarà possibile collegarsi facilmente con le altre facoltà e dare un valore aggiunto ai nostri progetti di ricerca». Ma il primo risultato è già stato raggiunto: «Il progetto per costruire questo network di qualità ci ha offerto un’occasione per stringere i rapporti con la Regione, che ha un ruolo indispensabile nello sviluppo delle facoltà di medicina sul territorio».