«Medicinale con pesanti effetti collaterali»

Il ginecologo: «Può provocare emorragie, infezioni pericolose e danni psicologici»

Tanto interesse a Milano per l'aborto chimico? È una questione ideologica. La pensano così due esperti come il ginecologo Andrea Natale, in servizio alla clinica di via Commenda dove vorrebbero sperimentare la pillola abortiva Ru486 nonché membro dell'associazione Medicina e Persona, e il professor Paolo Sorbi, presidente del Movimento per la Vita Ambrosiano. «Temo molto - sottolinea il ginecologo della Mangiagalli - che lo sperimentare farmaci abortivi sia più per una presa di posizione ideologica che clinica. Una circostanza che fa perdere di vista che praticare l'aborto farmacologicamente invece che chirurgicamente non è semplice». E il dottor Natale lo sa bene perché è stato proprio lui a portare nella clinica di via Commenda il metotrexate, impiegato tuttavia per interrompere le gravidanze extrauterine che non potevano assolutamente finire bene. «Il suo utilizzo - spiega Andrea Natale - nelle gravidanze intrauterine non è molto efficace, non c'è, infatti, una grande esperienza generalizzata. Si tratta di un farmaco chemioterapico difficile da usare, di cui è assolutamente impossibile il fai da te, dai pesanti effetti collaterali. Tra questi nausea, vomito, anemia e insufficienza renale. L'aborto con il metotrexate se non praticato sotto controllo può provocare emorragie e infezioni ed essere letale. Psicologicamente poi è più pesante dell'aborto chirurgico perché impegna la donna per una settimana e anche più. Dal punto di vista etico, invece, non c'è nessuna differenza». E non c'è nessuna differenza nemmeno per il sociologo Paolo Sorbi presidente del Movimento per la Vita Ambrosiano. «Il problema come sempre - dichiara il professore - da parte di chi fa le scelte di tipo libertinistico è puramente ideologico. Non c'è nessun miglioramento per la donna». Decisamente diverso è, invece, il commento del neoassessore comunale alla sanità Carla De Albertis. «La mia posizione- afferma è d'assoluta tutela della 194. Se la legge non specifica quale metodica impiegare dev'essere consentita alla donna la libera scelta». Purché - precisa - venga fatta salva la tutela della salute. Forse Milano può aspettare i risultati della sperimentazione a Torino».