Il medico soffocato dallo scotch Il figlio: «Indagini al punto critico»

Interrogati per quattro ore Matteo e Luca Colturani Da chiarire il mistero delle chiavi: chi poteva averle?

«Le indagini sono a un punto critico e gli stessi investigatori mi hanno chiesto di non fornire particolari, pertanto, vi prego, non fatemi troppe domande». Matteo Colturani è appena uscito dalla comando provinciale dei carabinieri di via Moscova dopo tre ore di interrogatori. La seconda prova durissima della giornata dopo la visita all’obitorio per rivedere il corpo del padre Marzio prima dell’autopsia. Esame che più tardi stabilirà il soffocamento come causa della morte. Cioè quel maledetto nastro da pacchi arrotolato intorno al viso per non farlo gridare gli ha bloccato oltre alla bocca anche il naso, riservandogli una morte atroce.
In questo modo si aggrava la posizione dei banditi che nella notte tra lunedì e martedì, approssimativamente intorno alle 3, hanno aggredito la vittima, un medico ginecologo di 64 anni, e il figlio minore Luca, 30 anni, farmacista. Dopo aver immobilizzato entrambi con del nastro adesivo hanno razziato quadri e gioielli antichi per svariate centinaia di migliaia di euro. Il ragazzo si è liberato, è accorso in aiuto del padre ma l’ha trovato ormai agonizzante. E l’arrivo del medico del 118 è poi servito solo per certificarne il decesso.
Per il momento l’unico punto fermo delle indagini è che i banditi sono entrati nell’appartamento al settimo piano di via Comerio 3, uno stabile elegante in zona Fiera, senza forzare nulla. Ma il figlio Luca, sentito anche ieri dai carabinieri e dal pm Bruna Albertini, ha confermato di aver chiuso la porta a chiave lasciandola poi nella toppa. Quindi o il ragazzo ricorda male il particolare, e i malviventi sono entrati con delle copie, oppure hanno usato qualche strumento per far ruotare le chiavi lasciate all’interno.
Nel primo caso si tratta di capire come se le siano procurate. E in questo caso l’attenzione dei militari si accentra su Tatiana, la colf moldava di 23 anni, irregolare e per questo assunta in nero. Oppure sul fabbro che ha montato la serratura. Superfluo precisare che sugli esiti di questi accertamenti gli investigatori sono molto riservati. Diverso lo scenario se invece la porta fosse stata aperta da un abile scassinatore, cambiando lo scenario delle indagini. Assai più facile infatti sarebbe stato procurarsi le chiavi dell’ingresso dello stabile.
Insomma le indagini sono a un punto cruciale, e per questo gli inquirenti hanno imposto il silenzio assoluto ai ragazzi, interrogati ieri nel primo pomeriggio per tre ore. Luca è infatti uscito senza fermarsi, mentre il fratello, 34 anni, giornalista sportivo di Telelombardia, ha parlato qualche istante proprio per spiegare la delicatezza del momento. «Lo stato delle indagini è particolarmente critico in questo momento. Pertanto voglio evitare qualsiasi confidenza perché per adesso si tratta solo di illazioni. I carabinieri stanno facendo egregiamente il loro lavoro, sono più stanchi di me. Vorrei soltanto chiedervi di evitare ipotesi fantasiose come quelle che ho visto su alcuni giornali».
Il giovane ha poi precisato come non ci sia ancora un inventario dei beni trafugati («Non sono mai entrato nell’appartamento se non nella fase finale del sopralluogo»), né un indiziato o un semplice sospettato. Matteo ha poi ricordato come il fratello Luca sia molto provato. «E anch’io, capitemi, ho appena visto la salma di mio padre composta all’obitorio». Uno stato d’animo facilmente comprensibile.