Il medico: «Sono d’accordo, torneremo a fare i clinici»

Marisa de Moliner

da Milano

Nel tran tran dei medici di base, tra una visita e l'altra, ogni tanto s'affacciano delle novità. L'ultima è arrivata ieri. Come hanno reagito i medici alla notizia che l'Antitrust ha chiesto a governo e Parlamento di obbligare i medici di base a prescrivere il principio attivo dei farmaci e non il nome commerciale o d'indicare in ricetta la possibilità del paziente di scegliere il farmaco generico?
Bene, la notizia non li ha scomposti più di tanto. Anzi, li ha visti concordi. E cosa ne pensino l'abbiamo chiesto al presidente nazionale dello Snami (il Sindacato nazionale autonomo medici italiani), Piergiuseppe Conti, che ieri era impegnato a Como nelle Giornate della Medicina Generale.
«Siamo d'accordo anche perché è stato proprio lo Snami, ed io in prima persona, a chiedere espressamente che ciò avvenisse. Ho sempre pensato che sarebbe corretto prescrivere un farmaco secondo il nome scientifico. Si tratta di una proposta che avanziamo da almeno dodici anni, ben prima dell'opportunità offerta agli assistiti di scegliere in farmacia il generico».
Una proposta che, nonostante sia stata ripresentata a più riprese, non è stata mai accolta. Adesso che finalmente lo chiede l'Antitrust per i medici sarà facile cambiare abitudini.
«Sì, anche perché non ci vorranno grandi sforzi, anche se devo riconoscere che all'inizio potrà presentare qualche problema di memorizzazione. Ricordarsi il principio attivo e non pensare più al nome commerciale come si è abituati da tempo. Una difficoltà cui si rimedierà in pochissimi giorni. Si dovrà fare uno sforzo di memoria tra l'altro di poco conto, perché all'università quando abbiamo studiato farmacologia lo abbiamo fatto sui principi attivi e non sui nomi dati dalle aziende. Ci riapproprieremo così del nostro ruolo di clinici».
Ma i medici di base, se non sbaglio, potranno essere aiutati dal computer?
«Certo, è un aiuto cui possono ricorrere in molti».
Non tutti i dottori di famiglia, infatti, utilizzano il computer per scrivere le ricette. A Milano sembra che lo utilizzi il 60%. Utilizzarlo per prescrivere i farmaci indicandoli con il nome del principio attivo sarà difficile?
«Assolutamente no. Perché quando con il computer ci si collega al prontuario invece di cliccare sul nome commerciale si può farlo su quello del principio attivo che compare a fianco».
La nuova ricetta sgombera il terreno da pesanti sospetti nei riguardi dei medici di base, come quelli per esempio di comparaggio o di conflitto d'interessi?
«Si tratterebbe di un'ulteriore possibilità di dimostrare la nostra buona fede».