Il medico: «Tommaso morto per asfissia»

Saranno i risultati dell’autopsia a stabilire tempi e modi del delitto

Andrea Acquarone

da Parma

La verità arriva piano piano, pezzo dopo pezzo. Lentamente, ogni giorno, un nuovo piccolo, quasi impercettibile, tassello da incastrare nel rebus che continua a essere il tragico rapimento del piccolo Tommy. A due settimane dal ritrovamento del corpicino di questo bimbo ucciso senza uno straccio di perché e «sepolto» sotto un cumulo d’erba sulle rive dell’Enza - là dove sostano le lucciole nere - arrivano i primi responsi della medicina. Quelli tanto attesi, quelli che dovrebbero spiegare tempi e modi di questo barbaro delitto. E soprattutto smascherare le tante, troppe bugie raccontate dai suoi sporchi protagonisti. Mario Alessi, il muratore infame piagnucolante bugiardo in diretta tv, pagato per le sue interviste menzognere e capace di chiedere la liberazione del bimbo che aveva già ucciso. Poi la sua compagna, Antonella Conserva, falsa quanto lui. E l’altro complice, lo sbandato Salvatore Raimondi, il primo a confessare. Eppure cosa sia veramente accaduto in quella sera del 2 marzo resta un gioco allo scaricabarile. Tutti si accusano in un ping pong di responsabilità. Gli altri due indagati, il capomastro Pasquale Barbera, oltre al fratello di Raimondi, Giacomo, finora non hanno aiutato l’inchiesta. Si potrebbe sospettare, anzi, che la stiano inquinando.
Così, ecco gli investigatori ripartire dai particolari più atroci, ma purtroppo fondamentali, per arrivare a intravedere un po’ di luce in questo giallo senza senso. Bisogna ancora capire come sia sato ucciso questo bimbo di 17 mesi, malato d’epilessia. Guglielmo Masotti è il direttore dell'Istituto di medicina legale incaricato dell'autopsia. Secondo i primi referti, Tommy sarebbe morto d’asfissia. Il condizionale è d’obbligo: non è ancora stato completato l'esame dei campioni polmonari, né c'è stata la comparazione tra le ferite trovate sul cranio del bimbo e i possibili oggetti contusivi (tra cui le due vanghette recuperate sul greto dell'Enza). Manca quindi ancora la causa certa della morte, ma anche e soprattutto la tempistica e la successione delle lesioni.
Masotti se la prende con la stampa («è stato scritto che Tommy è stato strangolato, colpito con una vanga, preso a calci in faccia: fantasie») e puntualizza che per la consulenza alla Procura lui e il collega Nicola Cuccurachi hanno 60 giorni a disposizione. Stavolta però potrebbero chiedere una proroga di un mese. «Abbiamo fatto prelievi polmonari per vedere se si sia trattato di una morte asfittica», spiega. «Pensiamo di arrivare a una conclusione in questo senso, la riteniamo possibile».
Fosse davvero così, verrebbe confermata la versione di Salvatore Raimondi, l’uomo a cui gli investigatori finora hanno creduto di più. Fu lui, il carpentiere di Colorno, ad accusare Alessi dell’omicidio. «Eravamo in moto, Mario aveva nascosto il bambino sotto la giacca, piangeva, quando ci siamo fermati, dopo qualche chilometro, Tommy non si muoveva più. Pensai l’avesse strangolato. Io ripartii verso casa, Alessi doveva proseguire la fuga sull’auto dove lo attendeva la moglie. Ho saputo che Tommy era morto il giorno dopo. Me lo ha detto lui».
Ieri intanto i legali della Conserva hanno depositato istanza al Tribunale del Riesame: chiedono che la compagna del muratore torni libera. In subordine i domiciliari. Sarà difficile.