Medico usa foto di un moribondo come salvaschermo del suo pc

Il dottore lavora in cardiologia L’immagine ritrae un paziente terminale

da Venezia

Sorpresa e imbarazzo tra gli operatori sanitari all'Ospedale civile di San Donà di Piave per la foto di un paziente in fin di vita che sarebbe stata posta sul salvaschermo del computer di un medico di cardiologia e che sarebbe stata notata non solo da colleghi ed infermiere ma anche da diversi pazienti. Una scelta personale, certo non di buon gusto, ma soprattutto discutibile da un punto di vista etico.
«Non arrivo a chiedere le dimissioni del direttore generale dell'Asl 10 - attacca il presidente del collegio provinciale degli infermieri, Luigino Schiavon - ma pretendo di conoscere l'operatore responsabile per portarlo di fronte al collegio di disciplina». Sarebbe stato infatti proprio un'infermiere a scattare la foto dell'anziano paziente agonizzante su richiesta di un medico che l'ha poi utilizzata come screen-saver per il proprio personal computer di studio.
«A rigor di logica - spiega Schiavon, a sua volta infermiere nell'Opedale sandonatese - l'infermiere ricevendo da un medico una richiesta non motivata avrebbe dovuto cercare di capire se la fotografia sarebbe servita a scopo diagnostico o meno».
Il presidente degli infermieri veneziani non conferma direttamente di conoscere il «fotografo»: «Voci di corridoio - dice Schiavo - forniscono indicazioni ma è una cosa che devo verificare. Ho chiesto al direttore generale l'individuazione e l'indicazione ufficiale del responsabile».
Nel reparto di Cardiologia, in ogni caso, il lavoro prosegue con il ritmo e la tensione di sempre.
Ordinato, pulito come un ospedale deve essere e silenzioso come se ci si trovasse in un luogo di raccoglimento il reparto sembra, a distanza di mesi dall'episodio, tuttavia toccato nel profondo dalla vicenda.
«Non ho visto quella foto maledetta - commenta il caposala dell'unità coronarica, Agostino Dalla Francesca -. Credo però che episodi simili non debbano accadere per il rispetto che tutti noi dobbiamo portare ai pazienti». «Il nostro stato d'animo è di sconcerto - aggiunto invece Schiavon -. Se consideriamo questo fatto un indicatore della qualità dei nostri operatori sbagliamo e in ogni caso se così fosse ciò significherebbe che dove essere ancora fatta. Ritengo che questa faccenda invece non sia la punta di un iceberg ma un fatto isolato. L'ipertecnologia - ha aggiunto commentando l'indicazione che la fotografia sarebbe stata scattata con un cellulare - non deve portare a danneggiare i pazienti ma aiutare nel miglioramento della qualità della vita».
Schiavon ha indicato di non aver mai voluto parlare in questi mesi con il medico committente della fotografia: «È certo che quando sarà il momento e me lo troverò di fronte chiederò spiegazioni all'infermiere».