Mediobanca cambia pelle e diventa duale

da Milano

Oggi è un giorno storico per Mediobanca. A 61 anni dalla sua fondazione, la banca d’affari che ha fatto la storia del capitalismo italiano cambia completamente pelle: quello di stamane sarà l’ultimo consiglio d’amministrazione. Poi l’assemblea dei soci approverà il modello duale di governo societario, con l’introduzione del consiglio di sorveglianza e di quello di gestione, oltre alla scomparsa del collegio sindacale.
Il primo candidato della lista dei grandi soci, Cesare Geronzi, diventerà (a partire dal primo luglio) presidente del consiglio di sorveglianza. Composto da altri 20 membri, 19 dei quali già scelti dalla stessa lista, mentre gli ultimi due verranno dalle liste di minoranza, capeggiate da Luigi Zunino e Francesco Denozza, in rappresentanza dei fondi Amber. Questi ultimi, se dovesse avvenire un colpo di scena e dovessero ottenere il doppio dei voti di Zunino, potrebbero piazzare due membri nel cda (il secondo è Lino Benassi) e scalzare Zunino.
Il vero nodo, però, è rappresentato dalla prossima mossa: quella della nomina del consiglio di gestione, che verrà fatta dal cds nel corso della prossima settimana. Nel cdg, secondo il nuovo statuto, possono stare da 3 a 9 membri. L’orientamento è quello di formare un organo di soli dirigenti operativi, con Alberto Nagel sicuro consigliere delegato, Renato Pagliaro direttore generale, e con i tre top manager Maurizio Cereda, Francesco Saverio Vinci e Massimo Di Carlo. A presiederlo andrebbe l’attuale presidente Gabriele Galateri, nel ruolo di indipendente.
Ma su questo assetto c’è battaglia. La possibile partenza di Galateri per Telecom spinge alcuni soci a non volerlo confermare. E si è parlato della presidenza a Pagliaro. Tuttavia questa soluzione non ha incontrato il favore di tutti: non per le indubbie qualità del manager, ma piuttosto per non privare la banca di un operativo di peso andandolo a investire di un ruolo essenzialmente di collegamento con il cds.
Per questo si è fatta anche strada un’ipotesi alternativa: quella di non nominare il presidente, cumulando (come prevede il nuovo statuto) questa carica con quella del consigliere delegato, almeno per un po’ di tempo, in attesa di rodare l’assetto duale. Le consultazioni fra gli azionisti francesi, gli industriali e le banche (con in testa Unicredit-Capitalia), sono in corso e continueranno anche dopo l’assemblea di oggi.